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L’armata Brancaleone: un film diventato proverbiale (e non per modo di dire!)

Si ride, e tanto, con il secondo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario”, seconda edizione. Perché il film scelto per la proiezione di martedì 6 dicembre alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola è L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.

Un film che giusto quest’anno compie 50 anni e che ancora rappresenta una pietra miliare del filone comico del cinema italiano. Questo sicuramente grazie a Vittorio Gassman, che impersona lo sbruffone e millantatore cavaliere Brancaleone da Norcia, e grazie al contorno di personaggi improbabili che lo accompagnano nelle sue sgangherate avventure (fra i vari attori che appaiono nel film va citato anche il grande Gian Maria Volonté).

Ma la chiave comica del capolavoro di Monicelli sta sicuramente nella sceneggiatura esilarante scritta da Age e Scarpelli, il duo di autori più influenti nel genere della “commedia all’italiana”. I due inventano un Medioevo truculento e grottesco allo stesso tempo e lo arricchiscono di un linguaggio di pura fantasia, ma dall’effetto comico assicurato. Si tratta di un’operazione simile al grammelot, ovvero una lingua che impasta termini di diverse derivazioni. Nel caso di L’armata Brancaleone, le parlate dialettali del Lazio incontrano il latino, dando vita a modi di espressione dissacranti e gustosissime.

Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

E non è tutto: pochi film come questo sono riusciti a far entrare parole e battute nel linguaggio corrente, come espressioni di uso comune o come scherzose citazioni dal film. Su tutte, sicuramente il titolo stesso del film. Oggi, sia in ambito giornalistico sia in ambito colloquiale, “armata Brancaleone” sta a indicare un gruppo di persone male assortito, spesso male in arnese, molto confusionario e disorganizzato e con le idee ben poco chiare. Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

Vi aspettiamo per divertirci assieme con le avventure di questa sgangherata compagnia e festeggiare i 50 anni di uno dei film più divertenti del cinema italiano!

Dino Risi: “come spiego a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

Il 23 dicembre 1916 nasce a Milano Dino Risi, il regista che abbiamo deciso di omaggiare nell’anniversario della nascita proiettando uno dei suoi film più famosi, I mostri, martedì 16 febbraio 2016 alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, nella versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca di Bologna.

Dino RisiUn “anarchico”, un libero pensatore. È quanto lui stesso avrebbe dichiarato alla maestra delle elementari quando gli chiese perché non frequentasse l’ora di religione (suscitando così l’invidia dei compagni!). Dopo gli studi classici si laurea in Medicina, ma rifiuta di diventare psichiatra, come avrebbero desiderato i genitori, e inizia invece la carriera nel cinema. Come ha affermato lui stesso nella sua autobiografia I miei mostri uscita nel 2004, “stanco di curare gente che non guariva, mi sono dato al cinema”.

Le prime esperienze in campo cinematografico sono accanto ai registi Mario Soldati (Piccolo mondo antico, 1940) e Alberto Lattuada (Giacomo l’idealista, 1942). Il successo arriva grazie a Pane, amore e… (1955), sequel dei fortunati Pane, amore e fantasiaPane, amore e gelosia di Luigi Comencini. Sono i titoli che inaugurano la lunga stagione della commedia all’italiana, che impegnerà una generazione di attori simbolo di un’epoca come Nino Manfredi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Sono i film che raccontano l’Italia del boom economico nella sua tortuosa strada verso la modernità, e che Risi interpreta secondo una propria riconoscibile poetica: popolare, mai eccessivamente sentimentale, attenta al costume, senza rivendicazioni ideologiche. È del 1961 il drammatico Una vita difficile con Alberto Sordi, a cui segue l’anno successivo Il sorpasso, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, da molti considerato una delle vette assolute del cinema di quegli anni.

Il sorpasso di Dino Risi

La filmografia di Dino Risi riporta un ritratto a tratti impietoso della società italiana, di cui racconta la cialtronaggine trionfante (I mostri, 1963), il romanticismo da fotoromanzo (Straziami ma di baci saziami, 1968), le stravaganti abitudini sessuali (Sesso matto, 1973) e il marcio di una società irrimediabilmente corrotta (In nome del popolo italiano, 1971). Dopo questa stagione, Risi passa al dramma psicologico con Profumo di donna (1974), che ottiene due nomination all’Oscar, e Anima persa (1976), due pellicole sul male di vivere tratte dai romanzi di Giovanni Arpino e interpretate da Vittorio Gassman. Di Profumo di donna sarà girato anche un remake hollywoodiano, Scent of a Woman, con Al Pacino diretto da Martin Brest nel 1992.

Dino Risi

Dino Risi gira insieme a Mario Monicelli e Ettore Scola I nuovi mostri (1977) e negli anni Ottanta prosegue la produzione di commedie. Il suo ultimo film, Giovani e belli, remake di Poveri ma belli, è del 1996. Nel 2002 riceve il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo insignisce del titolo di Cavaliere di Gran Croce.

Si spegne a Roma, nel residence dove abitava da trent’anni, il 7 giugno del 2008. Uomo arguto e autoironico, certamente non avrebbe voluto toni troppo pomposi o seriosi, a commentare la sua scomparsa. Anche perché sulla vecchiaia, e la morte, ci ha sempre scherzato: “Penso – ha detto una volta – che bisognerebbe andarsene tutti a ottant’anni. Per legge”.

I Mostri di Dino Risi: l’Italia di ieri strizza l’occhio a quella di oggi

Quest’anno il regista Dino Risi, considerato uno dei maestri della “commedia all’italiana”, avrebbe compiuto 100 anni. Scomparso invece nel 2008, ha lasciato un’opera cinematografica ricca e graffiante che abbiamo deciso di omaggiare in questo anniversario.

Per questo martedì 16 febbraio alle ore 21 la rassegna “Lo schermo dietro al sipario” ricorderà Dino Risi proiettando I mostri (1963) al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, una delle sue pellicole più note e divertenti, nella versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino  e dalla Cineteca di Bologna.

I mostri

Uscito un anno dopo il celebre Il sorpasso, I mostri è un film dalla struttura estremamente libera, un lungometraggio a episodi di diversa lunghezza e complessità per un totale di 118 minuti che ritraggono un’Italia euforica e meschina, quella che sta vivendo il boom economico senza però entrare nella modernità civile. Sceneggiato da Elio Petri, Age e Scarpelli, il film era stato inizialmente progettato per Alberto Sordi. A interpretare i venti episodi del film fu invece la coppia formata da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, mentre come comprimari nelle diverse vicende raccontate si avvicendano un giovanissimo Ricky Tognazzi, Lando Buzzanca, la cantante Gabriella Ferri, il produttore del film Mario Cecchi Gori e tanti altri, per un film corale e coeso, nonostante l’apparenza della raccolta di frammenti, ambientato nella Roma dei primi anni Sessanta.

I mostri

Un film sui vizi e le contraddizioni di un paese in via di veloce trasformazione, ritratti nei più diversi contesti: in famiglia, di fronte alla giustizia e alla legalità, nello sport, nelle abitudini sessuali, alle prese con la religione e l’amicizia. Gli italiani ritratti da Risi sono biechi e deformi, dei “mostri” appunti, caratteristica che suscita un effetto comico irresistibile e ne esaspera però il carattere immorale (o amorale). Già dai titoli di alcuni degli episodi I mostri è un film ancora molto in sintonia con il nostro tempo: L’educazione sentimentaleLa raccomandazioneChe vitaccia!La giornata dell’onorevoleLatin lovers o La strada è di tutti, solo per citarne alcuni.

Un film da vedere o rivedere sul grande schermo per ricordare uno periodi migliori della storia del cinema italiano. Che ne dici: vieni al cinema con noi?