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Taxi Driver: il cult di Martin Scorsese 40 anni dopo

New York: il reduce del Vietnam Travis Bickle, ossessionato dalla sporcizia materiale e morale che lo circonda, impegna le sue notti insonni facendo il tassista. In una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine, in bilico sui margini della sanità mentale, incontra due donne per lui diversamente irraggiungibili: la prostituta minorenne Easy (interpretata da una giovanissima Jodie Foster) e la borghese Betsy, che lavora alla campagna presidenziale del senatore Palantine. Il suo già fragile equilibrio crolla, e Travis decide un’azione drastica e violenta che avrà esiti impensati.

A 40 anni dalla prima proiezione Fabricanda presenta la versione restaurata del capolavoro di Martin Scorsese, una pietra miliare del cinema americano, candidato a quattro premi Oscar, Palma d’oro a Cannes come miglior film. Un giovane Robert De Niro in stato di grazia, entrato per sempre nella memoria collettiva con la celebre scena “You talkin’ to me? You talkin’ to me?” davanti allo specchio, tradotta nella versione italiana con la voce dell’indimenticato Ferruccio Amendola. Sceneggiatura di Paul Schrader e ultima colonna sonora di Bernard Herrman, già all’opera in Psycho di Hitchcock.

Dello stato d’animo in cui fu concepito il film racconta lo stesso Scorsese, che compare anche in un cameo (è il cliente che si fa portare in taxi per osservare la moglie che lo tradisce): “La scrittura di questa sceneggiatura è stata un’autoterapia. Stavo attraversando un periodo molto buio. Ero in condizioni disperate. Questo personaggio iniziò a impossessarsi della mia vita. Sentii che dovevo metterlo nero su bianco per non diventare come lui. Vivevo nella mia auto, stavo andando alla deriva. A 26 anni finii in ospedale per un’ulcera sanguinante. In ospedale mi venne in mente questa metafora del taxi, come una bara umana che scorre per le fogne della città, che sembra vivere al centro della società ma in realtà è completamente solo. Alla fine ha funzionato”.

Qualcuno volò sul nido del cuculo: alzi la mano chi sapeva che…

Un film entrato nell’immaginario popolare, Qualcuno volò sul nido del cuculo. E come ogni pellicola memorabile, anche il capolavoro di Miloš Forman presenta interessanti retroscena e ha generato citazioni e parodie. Ecco alcune cose che (forse) non sapevate sul film in programma lunedì 18 gennaio 2016 alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Che cosa significa Qualcuno volò sul nido del cuculo?

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Un titolo memorabile e che tutti ricordano dalla primissima volta in cui lo incontrano, ma di cui pochi conoscono il significato. Sì, perché in effetti il significato del titolo nel film si perde rispetto al libro che lo ha ispirato. L’autore Ken Kesey (che per divergenze economiche e artistiche non parteciperà alla realizzazione del film e non approverà la versione finale) lo esplicita nell’omonimo libro del 1962, dove racconta la sua esperienza diretta di lavoro in un manicomio dell’Oregon. Il titolo viene dal verso di una filastrocca citata nel romanzo, che recita più o meno “uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo”. Il riferimento metaforico è al manicomio stesso e alla parabola del protagonista Randle McMurphy, che da “sano” entra nella struttura per degenerare condizionato dalle regole e dalla vita dell’ospedale psichiatrico. Inoltre già all’epoca la parola “cuckoo” designava nell’inglese colloquiale una persona dai comportamenti insoliti, ed era utilizzata come insulto.

Quando Homer si mise nei panni di Jack Nicholson…

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Nella diciottesima puntata della quarta stagione dei Simpson viene fatta una divertente quanto assurda parodia della bellissima scena finale del Cuculo, con l’ubriacone Barney al posto di “Grande Capo” Bromden e il malcapitato Homer… nei panni di Jack Nicholson. Peccato che Barney non voglia salvare l’amico da un’esistenza meschina, bensì non riesca a sopportare l’idea che non voglia più saperne di bere birra!

Citazioni e parodie… in musica

Nemmeno il mondo della musica, e in particolare quello dei videoclip, si è astenuto dal citare Qualcuno volò sul nido del cuculo. In particolare, due delle band più note degli anni Novanta hanno citato in due videoclip di successo le atmosfere e le scene stesse del film di Miloš Forman. Nel video di Basket case i Green Day suonano in una struttura psichiatrica molto simile a quella del film, ambientazione che esaspera i problemi di depressione e instabilità mentale raccontati con ironia nel testo della canzone.

Ancora più espliciti gli Oasis, che hanno scelto per il videoclip di Sunday Morning Call di citare esplicitamente diverse scene, con un ragazzo arrestato e internato in manicomio che come il Jack Nicholson del film si mette a capeggiare gli altri pazienti incitandoli a non sottostare a una disciplina sorda.

Queste sono solo alcune delle curiosità che circondano il film che potrete vedere lunedì 18 gennaio 2016 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola. Curiosi di (ri)vederlo? Vi aspettiamo!

Quattro curiosità da sapere su Tempi moderni

Il 2 dicembre al Teatro Ermanno Fabbri avete un appuntamento con la Storia. Sì, perché il film che abbiamo scelto per il terzo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” è niente meno che Tempi moderni di Charlie Chaplin. Praticamente un monumento su celluloide, uno dei film più noti di sempre i cui fotogrammi sono stampati nell’immaginario collettivo.

La proiezione inizierà come sempre dalle ore 21:00 (e dalle ore 20:00 sarà sempre possibile partecipare alle visite guidate al Museo del Cinema Antonio Marmi a cura di Etcetera), ma stavolta ci sarà un momento speciale per i nostri sostenitori: prima di Tempi moderni verranno proiettati due cortometraggi di Chaplin, The immigrant e Easy street, sonorizzati dal vivo al pianoforte da Daniele Furlati. Una serata davvero imperdibile!

Di un classico come Tempi moderni sembra non esserci più molto da dire. E invece, grazie al restauro operato dalla Cineteca di Bologna sul film, sono emersi diversi dettagli inediti di sicuro interesse, sia per i cinefili incalliti che per i semplici appassionati. Vediamo quattro curiosità da sapere sul capolavoro di Charlie Chaplin.

Tempi moderni è il commiato di Charlot

Charlie Chaplin Tempi moderni

L’ultimo saluto, che avviene con una delle più note e commoventi sequenze della storia del cinema, rimane impressa anche a ottant’anni di distanza. Charlot, il vagabondo cui Chaplin ha dato corpo e viso in numerosi corto, medio e lungometraggi, esce di scena definitivamente proprio con Tempi moderni. Del resto, essendo diventato uno dei personaggi cardine del cinema muto, difficilmente poteva sopravvivere all’era del sonoro, iniziata qualche anno prima del 1936 nel quale Chaplin pubblica questo suo capolavoro.

Tempi moderni nasce come film parlato

Charlie Chaplin Tempi moderni

Chaplin, stella del cinema muto, sperimentò moltissimo con gli effetti sonori, integrandoli al commento musicale. Tempi moderni è il film dell’invenzione musicale, sonora e vocale per eccellenza. Alla ricchezza della partitura orchestrale si uniscono effetti sonori ingegnosi e voci filtrate da altoparlanti, grammofoni e radio: una serie di intuizioni molto originali.
Chaplin aveva però accarezzato l’idea di realizzare Tempi moderni come un film parlato. Furono effettuati test per il sonoro e scritti dialoghi per quasi tutte le scene. Ma dopo aver girato molto materiale, Chaplin non era evidentemente soddisfatto del risultato.  Non è ancora venuto il momento di abbracciare questa novità: Charlot nasce muto e deve terminare la sua parabola nel mondo che lo ha generato.

Chaplin aveva girato un finale alternativo (ma preferiamo l’originale!)

Charlie Chaplin Tempi moderni

La scena finale di Tempi moderni, quella in cui Charlot e la Monella si allontanano verso l’orizzonte, è tra le più famose della storia del cinema. Non tutti sanno però che questo finale non era il primo girato da Chaplin. In una prima versione l’operaio Charlot, uscito di prigione,  scopre che la Monella, frustrata e sconfitta dagli eventi, ha deciso di prendere i voti. Un finale sicuramente ricco di pathos che però, diciamocelo, non regge però il confronto con quello definitivo. Chaplin decise che, nell’accomiatarsi per sempre dal pubblico, Charlot non dovesse più essere solo nei suoi vagabondaggi.

La partitura delle musiche è stata composta da Chaplin stesso

Charlie Chaplin Tempi moderni

Artista poliedrico e perfezionista, Chaplin scrisse persino le ricchissime partiture musicali che accompagnano il film per tutta la sua durata (83 minuti di musica!). Successivamente, Chaplin avrebbe sempre composto le partiture per i suoi film, ma quella per Tempi moderni fu davvero l’apice della sua carriera di compositore. Chaplin volle seguire di persona le lunghissime sessioni di registrazione con un’imponente orchestra sinfonica di 64 elementi.

Cosa danno al cinema stasera? Il programma completo della rassegna

Che domanda: ovviamente un capolavoro! Con il progetto “Lo schermo dietro al sipario” l’associazione Fabricanda porta al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola una scelta di pellicole che rappresentano alcuni dei migliori momenti dell’arte cinematografica. Sette film, scelti fra i restauri della Cineteca di Bologna e fra titoli che richiamano  alcuni degli spettacoli della stagione teatrale, delle quali la prima a ingresso gratuito e le altre con il pagamento di un biglietto ridotto accessibile a tutte le tasche.

Dalla fantasia sfrenata del Fellini di Amarcord al cinema di genere che supera sé stesso in Todo modo di Petri. Da un classico immortale come Tempi moderni di Charli Chaplin (in una serata arricchita dalla proiezione di due cortometraggi accompagnati al pianoforte dal vivo), al mondo marginale di Qualcuno volò sul nido del cuculo, con il Jack Nicholson migliore di sempre. Dall’Italia grottesca e sopra le righe dei Mostri di Dino Risi al genio assoluto del Kubrick di 2001: Odissea nello spazio, per finire con il capolavoro “per caso” Casablanca, un film che ha fondato l’era d’oro di Hollywood.

Per vedere (o rivedere) grandi film che hanno fatto storia, con proiezioni di alta qualità grazie allo schermo cinematografico installato all’interno del teatro. Tutto comodamente seduti nel teatro della nostra città.

Con questo progetto Fabricanda punta non solo ad arricchire la vita culturale e sociale della città e del territorio, ma anche a far vivere il Teatro Ermanno Fabbri offrendo un’esperienza che ancora mancava nella programmazione annuale, con la possibilità di vedere magari per la prima volta (o di rivederli per l’ennesima) grandi film che hanno fatto la storia, con proiezioni di alta qualità grazie allo schermo cinematografico installato all’interno del teatro. Tutto comodamente seduti nel teatro della nostra città. Prosegui la lettura per vedere il programma completo della rassegna.

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA


Mercoledì 4 novembre 2015 – Ore 21.00

Amarcord

AMARCORD

di Federico Fellini, con M. Noel, B. Zanin e P. Maggio
ITA, 1973 – 123 minuti, colore

Tra il comico e il dolceamaro, un premio Oscar tra i capolavori di Fellini. Un anno di vita in una Rimini trasfigurata nella memoria del regista. Nella versione presentata in anteprima al Festival di Venezia, un restauro a cura della Cineteca di Bologna, col sostegno di yoox.com e il contributo del Comune di Rimini. In collaborazione con Cristaldi Film e Warner Bros.

INGRESSO GRATUITO FINO A ESAURIMENTO POSTI



Venerdì 20 novembre 2015 – Ore 21.00

todo

TODO MODO

di Elio Petri, con G. M. Volonté, M. Mastroianni e M. Melato
ITA, 1976 – 130 minuti, colore

Un ritratto livido e inquietante di una classe dirigente decrepita, in un’epoca in cui il cinema italiano si interrogava sull’attualità. Ispirato al romanzo di Leonardo Sciascia, del quale il 29 novembre andrà in scena lo spettacolo L’onorevole presso il Teatro Fabbri. Nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, in collaborazione con Surf Film



Mercoledì 2 dicembre 2015 – Ore 21.00

chaplin

TEMPI MODERNI

di Charlie Chaplin, con Charlie Chaplin e Paulette Goddard
USA, 1936 – 80 minuti, b/n

Nella versione restaurata della Cineteca di Bologna un film insuperabile per comicità, stile e pensiero sociale. A ottant’anni dalla sua uscita un grande film sul fascino ambiguo della meccanizzazione e sulla deriva sfruttatrice dell’industrializzazione.

PROIEZIONE EXTRA: The immigrant (1917) e Easy street (1917), cortometraggi di Chaplin con accompagnamento dal vivo al piano di Daniele Furlati.



Lunedì 18 gennaio 2016 – Ore 21.00

qualcuno volò

QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO

di Milos Forman, con Jack Nicholson e Louise Fletcher
USA, 1975 – 133 minuti, colore

Qualcuno volò sul nido del cuculo andrà in scena il 20 gennaio presso il Teatro Fabbri in una rilettura di Alessandro Gassman. L’occasione è ottima per rivedere questo capolavoro di Forman, che rende la clinica psichiatrica una metafora del mondo dove non è poi così chiara la linea che divide i sani dai pazzi.



Martedì 16 febbraio 2016 – Ore 21.00

I-MOstri

I MOSTRI

di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi
ITA, 1963 – 118 minuti, colore

Nel centenario della nascita di Dino Risi, un salace film a episodi che condanna i vizi di un’Italia in rapida trasformazione, paragonabile alla realtà di oggi. Presentata al Festival di Venezia, una versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Maria Adriana Prolo e dalla Cineteca di Bologna.
In collaborazione con:  Lyon Film Ltd., RTI – Gruppo Mediaset e Surf Film.



Mercoledì 2 marzo 2016 – Ore 21.00

2001 Odissea nello spazio

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

di Stanle y Kubrick, con Keir Dullea e Gary Lockwood
USA/GB, 1968 – 140 minuti, colore

La storia dell’uomo, dal tempo dei primati ad un futuro ipertecnologico. Il genio di Kubrick racconta l’infinito cammino del tempo e il viaggio dell’umanità verso la conoscenza. Il futuro più famoso – e influente – mai immaginato dal cinema.
Un’altra leggendaria Odissea dopo quella omerica, ripercorsa nello spettacolo L’Ulisse al Fabbri il 6 marzo.



Mercoledì 30 marzo 2016 – Ore 21.00

CASABLANCA

di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman
USA, 1942 – 102 minuti, b/n

Un autentico mito del cinema. Una passione tormentata e impossibile si intreccia alle aspirazioni di libertà di un mondo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Concepito durante il conflitto come film propagandistico, è diventato un classico immortale.