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Il mago di Oz nella nuovissima versione restaurata al Teatro Fabbri di Vignola

Anche il nostro proiettore è stato colpito dai malanni di stagione, e oggi deve stare a risposo. Slitta dunque a domenica 15 gennaio alle ore 16, al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, la proiezione del mitico Il mago di Oz, nella nuovissima versione restaurata realizzata da Warner Bros.

Biglietto d’ingresso a € 5,00 e solo € 3,00 fino ai 12 anni di età.

Grazie alla trasformazione digitale del Technicolor in 4K ad altissima definizione, un grande classico si rinnova e continua ad affascinare milioni di spettatori, perché “nessun posto è bello come casa”.

Il mago di Oz: tanti registi, un capolavoro e… Via col vento

Uscito nel 1939 e basato sul romanzo di L. Frank Baum, Il mago di Oz è ufficialmente accreditato a Victor Fleming, che tuttavia è solo uno dei cinque registi che si sono susseguiti nelle riprese. Richard Thorpe girò diverse settimane di materiale, del quale nulla appare nel montaggio finale. La produzione, insoddisfatta del suo lavoro, assoldò George Cukor, che si limitò a dare alcune idee creative senza girare nulla, perché fu ingaggiato come regista di Via col vento. Prese il suo posto Victor Fleming, che girò la maggior parte del film finché non venne incaricato della regia proprio di Via col vento (sostituendo di nuovo Cukor!). La produzione fu portata a termine da King Vidor e dal produttore Mervyn LeRoy.

Fleming si impegnò comunque nel montaggio, che portava avanti di notte mentre di giorno era impegnato sul set di Via col vento. Alla cerimonia degli Oscar del 1940, entrambi i titoli furono candidati come Miglior film dell’anno, ma a vincere la statuetta fu il kolossal con protagonista Rossella O’Hara. A Il mago di Oz andò il premio per la miglior colonna sonora e per la canzone originale Over the rainbow, nell’incantevole interpretazione che diede il via alla carriera di Judy Garland.

Simboli e significati del film

Proprio la canzone Over the Rainbow e la famosa frase “There’s no place like home” (“Nessun posto è come casa”) sono l’emblema di questo film. La prima rappresenta la voglia di crescere, di avventurarsi verso nuovi orizzonti, mentre la seconda, il ritorno a casa che definisce e completa la propria identità. Infatti nel film un tornado trasporta la bambina Dorothy e il suo cagnolino Toto dal “grigio” Kansas, la loro casa, al magico mondo di Oz: colorato (grazie all’allora innovativo Technicolor) e pieno di speranze.

Lì la bambina incontra tre amici: lo Spaventapasseri, il Leone e l’Uomo di latta. Con loro intraprenderà un viaggio verso la realizzazione dei loro desideri: il Leone desidera il coraggio, lo Spaventapasseri un cervello, l’Uomo di latta un cuore, mentre Dorothy vuole tornare a casa. Cercheranno di raggiungere il grande mago di Oz, l’unico in grado di esaudire i loro desideri, ma nel viaggio non mancheranno le difficoltà e le malignità dalla strega cattiva del Ovest.

Il mago di Oz e il suo tempo

Il senso di speranza che si percepisce durante il film riflette il periodo storico in cui è stato prodotto. Gli Stati Uniti cercavano l’uscita dagli anni della Grande Depressione e il cinema, soprattutto il genere musicale, esorcizzava i giorni bui della crisi stravolgendo la realtà e donando un’occasione di distrazione e sollievo. Inevitabili furono quindi le allusioni politiche associate al film, specialmente al New Deal di Roosevelt: il potente mago di Oz dona nuova speranza ai protagonisti e agli abitanti del suo mondo, come si sperava avrebbe fatto il grande programma economico del Presidente.

 

L’armata Brancaleone: un film diventato proverbiale (e non per modo di dire!)

Si ride, e tanto, con il secondo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario”, seconda edizione. Perché il film scelto per la proiezione di martedì 6 dicembre alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola è L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.

Un film che giusto quest’anno compie 50 anni e che ancora rappresenta una pietra miliare del filone comico del cinema italiano. Questo sicuramente grazie a Vittorio Gassman, che impersona lo sbruffone e millantatore cavaliere Brancaleone da Norcia, e grazie al contorno di personaggi improbabili che lo accompagnano nelle sue sgangherate avventure (fra i vari attori che appaiono nel film va citato anche il grande Gian Maria Volonté).

Ma la chiave comica del capolavoro di Monicelli sta sicuramente nella sceneggiatura esilarante scritta da Age e Scarpelli, il duo di autori più influenti nel genere della “commedia all’italiana”. I due inventano un Medioevo truculento e grottesco allo stesso tempo e lo arricchiscono di un linguaggio di pura fantasia, ma dall’effetto comico assicurato. Si tratta di un’operazione simile al grammelot, ovvero una lingua che impasta termini di diverse derivazioni. Nel caso di L’armata Brancaleone, le parlate dialettali del Lazio incontrano il latino, dando vita a modi di espressione dissacranti e gustosissime.

Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

E non è tutto: pochi film come questo sono riusciti a far entrare parole e battute nel linguaggio corrente, come espressioni di uso comune o come scherzose citazioni dal film. Su tutte, sicuramente il titolo stesso del film. Oggi, sia in ambito giornalistico sia in ambito colloquiale, “armata Brancaleone” sta a indicare un gruppo di persone male assortito, spesso male in arnese, molto confusionario e disorganizzato e con le idee ben poco chiare. Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

Vi aspettiamo per divertirci assieme con le avventure di questa sgangherata compagnia e festeggiare i 50 anni di uno dei film più divertenti del cinema italiano!

Dino Risi: “come spiego a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

Il 23 dicembre 1916 nasce a Milano Dino Risi, il regista che abbiamo deciso di omaggiare nell’anniversario della nascita proiettando uno dei suoi film più famosi, I mostri, martedì 16 febbraio 2016 alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, nella versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca di Bologna.

Dino RisiUn “anarchico”, un libero pensatore. È quanto lui stesso avrebbe dichiarato alla maestra delle elementari quando gli chiese perché non frequentasse l’ora di religione (suscitando così l’invidia dei compagni!). Dopo gli studi classici si laurea in Medicina, ma rifiuta di diventare psichiatra, come avrebbero desiderato i genitori, e inizia invece la carriera nel cinema. Come ha affermato lui stesso nella sua autobiografia I miei mostri uscita nel 2004, “stanco di curare gente che non guariva, mi sono dato al cinema”.

Le prime esperienze in campo cinematografico sono accanto ai registi Mario Soldati (Piccolo mondo antico, 1940) e Alberto Lattuada (Giacomo l’idealista, 1942). Il successo arriva grazie a Pane, amore e… (1955), sequel dei fortunati Pane, amore e fantasiaPane, amore e gelosia di Luigi Comencini. Sono i titoli che inaugurano la lunga stagione della commedia all’italiana, che impegnerà una generazione di attori simbolo di un’epoca come Nino Manfredi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Sono i film che raccontano l’Italia del boom economico nella sua tortuosa strada verso la modernità, e che Risi interpreta secondo una propria riconoscibile poetica: popolare, mai eccessivamente sentimentale, attenta al costume, senza rivendicazioni ideologiche. È del 1961 il drammatico Una vita difficile con Alberto Sordi, a cui segue l’anno successivo Il sorpasso, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, da molti considerato una delle vette assolute del cinema di quegli anni.

Il sorpasso di Dino Risi

La filmografia di Dino Risi riporta un ritratto a tratti impietoso della società italiana, di cui racconta la cialtronaggine trionfante (I mostri, 1963), il romanticismo da fotoromanzo (Straziami ma di baci saziami, 1968), le stravaganti abitudini sessuali (Sesso matto, 1973) e il marcio di una società irrimediabilmente corrotta (In nome del popolo italiano, 1971). Dopo questa stagione, Risi passa al dramma psicologico con Profumo di donna (1974), che ottiene due nomination all’Oscar, e Anima persa (1976), due pellicole sul male di vivere tratte dai romanzi di Giovanni Arpino e interpretate da Vittorio Gassman. Di Profumo di donna sarà girato anche un remake hollywoodiano, Scent of a Woman, con Al Pacino diretto da Martin Brest nel 1992.

Dino Risi

Dino Risi gira insieme a Mario Monicelli e Ettore Scola I nuovi mostri (1977) e negli anni Ottanta prosegue la produzione di commedie. Il suo ultimo film, Giovani e belli, remake di Poveri ma belli, è del 1996. Nel 2002 riceve il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo insignisce del titolo di Cavaliere di Gran Croce.

Si spegne a Roma, nel residence dove abitava da trent’anni, il 7 giugno del 2008. Uomo arguto e autoironico, certamente non avrebbe voluto toni troppo pomposi o seriosi, a commentare la sua scomparsa. Anche perché sulla vecchiaia, e la morte, ci ha sempre scherzato: “Penso – ha detto una volta – che bisognerebbe andarsene tutti a ottant’anni. Per legge”.

I Mostri di Dino Risi: l’Italia di ieri strizza l’occhio a quella di oggi

Quest’anno il regista Dino Risi, considerato uno dei maestri della “commedia all’italiana”, avrebbe compiuto 100 anni. Scomparso invece nel 2008, ha lasciato un’opera cinematografica ricca e graffiante che abbiamo deciso di omaggiare in questo anniversario.

Per questo martedì 16 febbraio alle ore 21 la rassegna “Lo schermo dietro al sipario” ricorderà Dino Risi proiettando I mostri (1963) al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, una delle sue pellicole più note e divertenti, nella versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino  e dalla Cineteca di Bologna.

I mostri

Uscito un anno dopo il celebre Il sorpasso, I mostri è un film dalla struttura estremamente libera, un lungometraggio a episodi di diversa lunghezza e complessità per un totale di 118 minuti che ritraggono un’Italia euforica e meschina, quella che sta vivendo il boom economico senza però entrare nella modernità civile. Sceneggiato da Elio Petri, Age e Scarpelli, il film era stato inizialmente progettato per Alberto Sordi. A interpretare i venti episodi del film fu invece la coppia formata da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, mentre come comprimari nelle diverse vicende raccontate si avvicendano un giovanissimo Ricky Tognazzi, Lando Buzzanca, la cantante Gabriella Ferri, il produttore del film Mario Cecchi Gori e tanti altri, per un film corale e coeso, nonostante l’apparenza della raccolta di frammenti, ambientato nella Roma dei primi anni Sessanta.

I mostri

Un film sui vizi e le contraddizioni di un paese in via di veloce trasformazione, ritratti nei più diversi contesti: in famiglia, di fronte alla giustizia e alla legalità, nello sport, nelle abitudini sessuali, alle prese con la religione e l’amicizia. Gli italiani ritratti da Risi sono biechi e deformi, dei “mostri” appunti, caratteristica che suscita un effetto comico irresistibile e ne esaspera però il carattere immorale (o amorale). Già dai titoli di alcuni degli episodi I mostri è un film ancora molto in sintonia con il nostro tempo: L’educazione sentimentaleLa raccomandazioneChe vitaccia!La giornata dell’onorevoleLatin lovers o La strada è di tutti, solo per citarne alcuni.

Un film da vedere o rivedere sul grande schermo per ricordare uno periodi migliori della storia del cinema italiano. Che ne dici: vieni al cinema con noi?

Gian Maria, Mariangela e Marcello: tris di talenti per Todo modo

Manca poco alla proiezione di Todo modo al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, secondo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” venerdì 20 novembre, con inizio delle proiezioni alle 21 (ingresso singolo a € 5,00).

Dopo aver raccontato di che cosa si tratta – ma senza dire troppo, perché di ogni buon thriller non bisogna rovinare la suspence… – è venuto il momento di parlare dei principali protagonisti del film, volti storici del cinema che hanno prestato il loro talento per questa pellicola dalla storia travagliata e misteriosa.

In questo film che vede nel cast attori di primo piano come Michel Piccoli e Ciccio Ingrassia, spiccano le tre stelle di Gian Maria Volonté, Marcello Mastroianni e Mariangela Melato. Tre talenti puri che hanno impersonato alla perfezione i personaggi che Elio Petri ha cucito loro addosso.

Gian Maria Volonté

Gian Maria Volonté

Considerato uno dei maggiori attori del cinema italiano, molto apprezzato anche all’estero, dopo una gavetta di ruoli minori arriva alla fama con il genere spaghetti western: il maestro Sergio Leone lo vorrà infatti in film come Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più, mettendone in risalto il talento istrionico. Diventa poi uno degli attori simbolo del cinema d’impegno civile, stringendo un sodalizio con Elio Petri e Francesco Rosi, e recitando in numerose grandi pellicole degli anni Settanta, come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (premio Oscar per il migliore film straniero), La classe operaia va in Paradiso, Il caso Mattei, Lucky Luciano e, più avanti, Il caso Moro.

In Todo modo è l’enigmatico Presidente, l’uomo apparentemente di equilibrio e conciliazione che nasconde in realtà una smisurata ambizione politica ed è ossessionato dal senso del peccato. Un ruolo formidabile, ispirato ad Aldo Moro, che racchiude un’intera epoca storica in due ore di film.

Marcello Mastroianni

Marcello Mastroianni

Se c’è un attore che ha rappresentato l’Italia e il suo cinema in giro per il mondo, questo è Marcello Mastroianni. Elegante, sottile, sbruffone: tante sfumature per un attore che ha interpretato alcuni dei più grandi successi del nostro cinema. Attore feticcio di un maestro come Federico Fellini, tra i suoi film più noti vanno citati almeno La dolce vitaIl bell’AntonioDivorzio all’italianaIeri, oggi, domaniMatrimonio all’italianaLa grande abbuffata e Una giornata particolare.

In Todo modo Mastroianni interpreta Don Gaetano, confessore particolare del Presidente e forse l’uomo che davvero tira i fili della politica più di ogni ministro o consigliere.

Mariangela Melato

Mariangela Melato

Signora del cinema e del teatro, è stata una delle attrici italiane più amate di sempre. Tra i suoi film più noti La classe operaia va in paradisoMimì metallurgico ferito nell’onore, La poliziottaTravolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, ma molti la ricordano anche per la sua appassionata carriera teatrale che l’ha vista protagonista di tournée applauditissime.

In Todo modo interpreta la conturbante moglie del Presidente, ambiziosa quanto e più di lui, dilaniata da desideri che non è in grado di dominare…

Vi aspettiamo con questi tre grandi volti venerdì 20 novembre al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola!

Todo modo: cos’è questo capolavoro “riemerso” del cinema italiano?

Todo modo para buscar la voluntad divina: ogni mezzo è lecito per assecondare il volere divino. I misteri del film che Fabricanda propone come secondo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” il 20 novembre iniziano dal titolo, che richiama una citazione frequentemente richiamato dal contrito, spietato e controverso protagonista, un politico interpretato da un immenso Gian Maria Volonté. Ma cos’è esattamente Todo modo, e di cosa parla?

Todo modo è un film politico
Nel gioco del potere tutto è lecito, e il film di Elio Petri del 1976 tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia (e un testo dell’autore siciliano, L’onorevole, andrà in scena al Teatro Fabbri il 29 novembre all’interno della stagione di prosa di ERT) ne è una rappresentazione chiara e magistralmente messa in scena. In un inquietante albergo gestito da religiosi, va in scena il ritrovo per gli esercizi spirituali dei massimi esponenti del Partito. L’occasione è utile per rese dei conti interne e per elaborare nuove strategie per mantenere il potere, mentre fuori infuria un’epidemia che miete vittime. Nel ritrarre la corruzione di una classe politica e le sue torbide abitudini, Elio Petri, vincitore pochi anni prima del premio Oscar con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto,  restituisce un’originale allegoria grottesca del potere diventata un modello (un film come Il Divo di Paolo Sorrentino è profondamente debitore di questa pellicola).

Todo modo è un thriller
Nel bel mezzo degli esercizi spirituali e delle trattative sul potere che si tengono all’albergo Zafer, si sviluppa un’inquietante serie di delitti, efferati e incomprensibili che coinvolgono gli ospiti della struttura. Un giallo in piena regola,  con la tensione che sale con il passare dei minuti e gli enigmi che si accumulano. Cosa sta succedendo nelle stanze e nei corridoi di questo albergo che assomiglia a una prigione dell’Inquisizione?

Todo modo

Todo modo è un film scomodo
Il film, per il contenuto controverso, fu ritirato dalle sale dopo appena un mese di programmazione, e non fu mai più riproposto, neppure in televisione. Dettaglio ancora più inquietante: la copia originale della pellicola fu ritrovata bruciata negli archivi di Cinecittà a Roma. Che le maschere con le quali Petri ritrae in modo piuttosto trasparente i leader dell’epoca (da Moro ad Andreotti a Scelba) e i religiosi inquietanti che si muovono tra le stanze dell’albergo, come il Don Gregorio interpretato da Marcello Mastroianni, si fossero avvicinati troppo alla realtà?

Todo modo è un film profetico
La fine della notorietà del film arrivò nel 1978, quando Aldo Moro fu rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. In Todo modo è Volonté a interpretare Il Presidente, un personaggio ricalcato sullo statista democristiano. Il finale di Todo modo sembrò forse troppo profetico e contribuì alla sparizione del capolavoro di Petri dalle sale e dai radar degli appassionati di cinema. Capolavoro che oggi possiamo rivedere nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna e pubblicata quest’anno.

Ci sono abbastanza motivi per non mancare il 20 novembre? Noi vi aspettiamo! Intanto guardatevi il trailer qui sotto:

Amarcord di Federico Fellini inaugura Lo schermo dietro al sipario

Un capolavoro del cinema italiano e mondiale che, quarant’anni dopo il Premio Oscar ricevuto dal suo autore, grazie alle cure della Cineteca di Bologna torna nel pieno del suo splendore e in una veste nuova. Amarcord di Federico Fellini è il film che abbiamo scelto per aprire la nostra rassegna cinematografica al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola “Lo schermo dietro al sipario” mercoledì 4 novembre alle ore 21:00.

Il restauro di Amarcord (che alla sua presentazione all’ultima Mostra del Cinema di Venezia è stato accompagnato dalla proiezione di Amarcord Fellini, otto minuti di materiale inedito montato da Giuseppe Tornatore) è un’impresa che ci siamo sentiti di appoggiare proponendo questa versione gratuitamente per inaugurare la rassegna. Sarà l’occasione per vedere (o rivedere) una pellicola meravigliosa ripulita nell’immagine, nel suono e nelle splendide musiche di Nino Rota, come fosse appena uscita.

Ma da dove viene questo titolo diventato così famoso, entrato anche nell’uso comune quasi come un forestierismo? La soluzione è semplice se si pensa all’ambientazione del film: Amarcord è la contrazione dell’espressione romagnola “a m’arcord” (“io mi ricordo”), e da allora viene utilizzato anche nel linguaggio quotidiano quando si parla di rievocazione e nostalgia.

È sicuramente il film più autobiografico di Fellini, che nella pellicola si rispecchia nel personaggio del giovane Titta Biondi. Uno sguardo al passato, a una Rimini anni Trenta popolata da una banda di personaggi memorabili: indimenticabili Aurelio e Miranda, i genitori di Titta, e vere e proprie “maschere” come la seducente Gradisca (la recentemente scomparsa Magali Noël ), lo zio “matto” Teo (interpretato da Ciccio Ingrassia), la Tabaccaia, il federale e il gerarca fascista.

La rappresentazione della “romagnolità” nasce con questa pellicola, ma il “realismo magico” di Fellini rende Amarcord un film inimitabile e un modello di riferimento.

Perché oltre che una sbirciata su un certo mondo di provincia, Amarcord è anche un film che getta uno sguardo disincantato sulla Storia. «Certo, il fascismo di Amarcord – diceva lo stesso Fellini – non è esaminato dal di fuori, restituito e rappresentato attraverso prospettive ideologiche e ricognizioni storiche […]. E mi ha fatto piacere leggere in qualche critica che raramente il fascismo era stato rappresentato con tanta verità come nel mio film».

Una certa rappresentazione della “romagnolità” nasce con questa pellicola fondamentale (anche se tanta Romagna c’era anche in precedenti lavori di Fellini, come I vitelloni), ma, con quella sorta di “realismo magico” che il regista riminese riesce a infondergli, Amarcord è diventato un film inimitabile e un modello di riferimento.

Un modello che l’associazione Fabricanda è lieta di offrirvi nel suo rinnovato splendore. Ma perché vedere un film che compie quest’anno quarant’anni, specie per i più giovani che potrebbero considerarlo archeologia? Le motivazioni ce le spiega in questo video Giuseppe Tornatore – mica uno a caso! – che ha contribuito a spiegare questa operazione di conservazione di un capolavoro irrinunciabile.

(fonte Repubblica.it)

Stiamo per caso viaggiando nel tempo?!

 

No, niente paura! Si tratta solo di una foto ormai “d’epoca” (gentilmente concessa dal Gruppo Mezaluna di Vignola), dove il vecchio Cinema Ariston occupa ancora il suo posto in via Minghelli.  Molti vignolesi lo ricordano come la sala dove si recavano a vedere i grandi successi cinematografici che hanno scandito le loro vite. Poi, a colpi di multisala, anche a Vignola il cinema, come in molti centri, non ha resistito… Dopo qualche anno di abbandono, al suo posto è stato costruito il Teatro Ermanno Fabbri, inaugurato nel 2010 e a tutt’oggi punto di riferimento per la vita culturale della città.

Proprio qui l’associazione Fabricanda, che con questo progetto si presenta alla cittadinanza, ha deciso di riproporre una rassegna cinematografica dal titolo Lo schermo dietro al sipario, per riportare indietro le lancette del tempo per sette serate, quando anche a Vignola si poteva andare comodamente al cinema nel cuore della città. Il programma scelto dall’associazione conta capolavori della cinematografia, scelti tra i restauri della Cineteca di Bologna e fra titoli che richiamano gli spettacoli della stagione teatrale 2015/2016 a cura di ERT.

Biglietti a prezzo popolare e alto livello dell’offerta: queste sono le caratteristiche della rassegna Lo schermo dietro al sipario, per vedere (o rivedere) grandi classici della storia del cinema come fossero appena usciti grazie all’alta qualità delle proiezioni, comodamente seduti nel teatro della nostra città.