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Qualcuno volò sul nido del cuculo: alzi la mano chi sapeva che…

Un film entrato nell’immaginario popolare, Qualcuno volò sul nido del cuculo. E come ogni pellicola memorabile, anche il capolavoro di Miloš Forman presenta interessanti retroscena e ha generato citazioni e parodie. Ecco alcune cose che (forse) non sapevate sul film in programma lunedì 18 gennaio 2016 alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Che cosa significa Qualcuno volò sul nido del cuculo?

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Un titolo memorabile e che tutti ricordano dalla primissima volta in cui lo incontrano, ma di cui pochi conoscono il significato. Sì, perché in effetti il significato del titolo nel film si perde rispetto al libro che lo ha ispirato. L’autore Ken Kesey (che per divergenze economiche e artistiche non parteciperà alla realizzazione del film e non approverà la versione finale) lo esplicita nell’omonimo libro del 1962, dove racconta la sua esperienza diretta di lavoro in un manicomio dell’Oregon. Il titolo viene dal verso di una filastrocca citata nel romanzo, che recita più o meno “uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo”. Il riferimento metaforico è al manicomio stesso e alla parabola del protagonista Randle McMurphy, che da “sano” entra nella struttura per degenerare condizionato dalle regole e dalla vita dell’ospedale psichiatrico. Inoltre già all’epoca la parola “cuckoo” designava nell’inglese colloquiale una persona dai comportamenti insoliti, ed era utilizzata come insulto.

Quando Homer si mise nei panni di Jack Nicholson…

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Nella diciottesima puntata della quarta stagione dei Simpson viene fatta una divertente quanto assurda parodia della bellissima scena finale del Cuculo, con l’ubriacone Barney al posto di “Grande Capo” Bromden e il malcapitato Homer… nei panni di Jack Nicholson. Peccato che Barney non voglia salvare l’amico da un’esistenza meschina, bensì non riesca a sopportare l’idea che non voglia più saperne di bere birra!

Citazioni e parodie… in musica

Nemmeno il mondo della musica, e in particolare quello dei videoclip, si è astenuto dal citare Qualcuno volò sul nido del cuculo. In particolare, due delle band più note degli anni Novanta hanno citato in due videoclip di successo le atmosfere e le scene stesse del film di Miloš Forman. Nel video di Basket case i Green Day suonano in una struttura psichiatrica molto simile a quella del film, ambientazione che esaspera i problemi di depressione e instabilità mentale raccontati con ironia nel testo della canzone.

Ancora più espliciti gli Oasis, che hanno scelto per il videoclip di Sunday Morning Call di citare esplicitamente diverse scene, con un ragazzo arrestato e internato in manicomio che come il Jack Nicholson del film si mette a capeggiare gli altri pazienti incitandoli a non sottostare a una disciplina sorda.

Queste sono solo alcune delle curiosità che circondano il film che potrete vedere lunedì 18 gennaio 2016 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola. Curiosi di (ri)vederlo? Vi aspettiamo!

Qualcuno volò sul nido del cuculo, dallo schermo al palcoscenico

La malattia, la coercizione, il pregiudizio, l’asservimento degli individui a un meccanismo più grande di loro che ne determina arbitrariamente il destino, ma anche lo spirito di ribellione, la voglia di libertà e di una società diversa, il tocco umano di cui non si può fare a meno. Di tutto questo parla Qualcuno volò sul nido del cuculo (1976), il capolavoro di Miloš Forman che apre il 2016 della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” lunedì 18 gennaio alle 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Il film, basato sul romanzo di Ken Kesey del 1962 (l’autore aveva servito da volontario all’interno di un centro per i veterani di guerra), è il ritratto indimenticabile di un ospedale psichiatrico americano degli anni Sessanta. Anni di fermenti fuori da quelle mura grigie, ma anni in cui ancora l’infermità mentale (o presunta tale) veniva vista come stigma sociale e trattata con metodi che oggi definiremmo… non proprio ortodossi. La psichiatria era ancora lontana dalle profonde trasformazioni degli ultimi decenni, che hanno visto l’Italia in prima linea con l’opera di Franco Basaglia e della legge del 1978 che ne porta il nome.

Randle McMurphy, interpretato da un Jack Nicholson in stato di grazia, è un piccolo delinquente che tenta di venir inserito nella struttura psichiatrica fingendosi affetto da malattia mentale per evitare la permanenza in carcere. Non sa di essere finito dalla padella nella brace. Soprattutto non si aspettava la rigida disciplina imposta dalla signora Ratched (interpretata da Louise Fletcher), la caposala che impartisce regole ferree e governa l’istituto umiliando i pazienti e reprimendone i desideri. Lo spirito ribelle di McMurphy diventerà però un’ispirazione per tutti i pazienti, i quali decideranno di seguirlo nei suoi molti atti di ribellione alla disciplina imposta dalla signora Ratched.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Molti degli ingredienti del film si ritrovano anche nell’omonimo spettacolo per la regia di Alessandro Gassmann che andrà in scena al Fabbri il 20 gennaio. Stavolta però l’ambientazione è diversa: siamo ad Aversa, in Campania, nel 1982, ma della pellicola rimane lo straordinario inno alla libertà che valse al film ben cinque premi Oscar (miglior film ai produttori Michael Douglas e Saul Zaentz, miglior regista a Miloš Forman, attore protagonista a Jack Nicholson, attrice protagonista a Louise Fletcher e migliore sceneggiatura non originale). Un film da vedere per chi ancora non lo conosce, un’emozione da rivivere sul grande schermo del Teatro Fabbri per chi già lo conosce.