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Qualcuno volò sul nido del cuculo, dallo schermo al palcoscenico

La malattia, la coercizione, il pregiudizio, l’asservimento degli individui a un meccanismo più grande di loro che ne determina arbitrariamente il destino, ma anche lo spirito di ribellione, la voglia di libertà e di una società diversa, il tocco umano di cui non si può fare a meno. Di tutto questo parla Qualcuno volò sul nido del cuculo (1976), il capolavoro di Miloš Forman che apre il 2016 della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” lunedì 18 gennaio alle 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Il film, basato sul romanzo di Ken Kesey del 1962 (l’autore aveva servito da volontario all’interno di un centro per i veterani di guerra), è il ritratto indimenticabile di un ospedale psichiatrico americano degli anni Sessanta. Anni di fermenti fuori da quelle mura grigie, ma anni in cui ancora l’infermità mentale (o presunta tale) veniva vista come stigma sociale e trattata con metodi che oggi definiremmo… non proprio ortodossi. La psichiatria era ancora lontana dalle profonde trasformazioni degli ultimi decenni, che hanno visto l’Italia in prima linea con l’opera di Franco Basaglia e della legge del 1978 che ne porta il nome.

Randle McMurphy, interpretato da un Jack Nicholson in stato di grazia, è un piccolo delinquente che tenta di venir inserito nella struttura psichiatrica fingendosi affetto da malattia mentale per evitare la permanenza in carcere. Non sa di essere finito dalla padella nella brace. Soprattutto non si aspettava la rigida disciplina imposta dalla signora Ratched (interpretata da Louise Fletcher), la caposala che impartisce regole ferree e governa l’istituto umiliando i pazienti e reprimendone i desideri. Lo spirito ribelle di McMurphy diventerà però un’ispirazione per tutti i pazienti, i quali decideranno di seguirlo nei suoi molti atti di ribellione alla disciplina imposta dalla signora Ratched.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Molti degli ingredienti del film si ritrovano anche nell’omonimo spettacolo per la regia di Alessandro Gassmann che andrà in scena al Fabbri il 20 gennaio. Stavolta però l’ambientazione è diversa: siamo ad Aversa, in Campania, nel 1982, ma della pellicola rimane lo straordinario inno alla libertà che valse al film ben cinque premi Oscar (miglior film ai produttori Michael Douglas e Saul Zaentz, miglior regista a Miloš Forman, attore protagonista a Jack Nicholson, attrice protagonista a Louise Fletcher e migliore sceneggiatura non originale). Un film da vedere per chi ancora non lo conosce, un’emozione da rivivere sul grande schermo del Teatro Fabbri per chi già lo conosce.