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Un’Odissea nello spazio tra curiosità e aneddoti imperdibili

Uno dei film più straordinari mai realizzati, il punto di incontro tra il cinema, la filosofia, la riflessione sulla scienza, sulla tecnologia e sul destino dell’uomo. In estrema sintesi è questo 2001: Odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick del 1968 che proponiamo per l’appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” mercoledì 2 marzo alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Una pellicola che ha fatto la storia e che ha segnato l’immaginario collettivo anche di chi non lo ha mai guardato, visto il numero esorbitante di citazioni che si trovano all’interno di altre pellicole, canzoni, opere letterarie, programmi televisivi e tanto altro ancora. Un film, tuttavia, che conserva qualche mistero e che da sempre scatena la fantasia degli esegeti e dei semplici appassionati. Andiamo a soddisfare in questo articolo qualche piccola curiosità prima di goderci il film comodamente seduti sulle poltroncine del teatro.

2001: Odissea nello spazio e la sua straordinaria colonna sonora

2001: odissea nello spazio

Dopo aver inizialmente commissionato una partitura al compositore Alex North (già autore delle musiche di Spartacus), Kubrick si orientò su brani di musica classica e sinfonica, alcuni dei quali diventati famosissimi proprio grazie all’inserimento in 2001: Odissea nello spazio. Sicuramente la memoria corre a Sul bel Danubio blu, il valzer viennese di Johann Strauss che ormai tutti associano al capolavoro di Kubrick; ma non vanno certamente dimenticati i molti brani del compositore ungherese György Ligeti, del musicista armeno Aram Il’ič Chačaturjan e le musiche da Così parlò Zarathustra di Richard Strauss, opera con forti attinenze al film di Kubrick: come il profeta Zarathustra va tra gli uomini a portare una nuova rivelazione, così anche il misterioso monolito che appare alle scimmie nella prima parte del film avrà diversi insegnamenti da impartire.

Cambio di pianeti: esce Saturno entra Giove

2001: odissea nello spazio

2001: Odissea nello spazio nasce da un soggetto comune elaborato da Kubrick e dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, ed uscì contemporaneamente nelle sale come film e nelle librerie come romanzo nel 1968. Le due opere non sono però esattamente identiche, tanto da essere considerate capolavori nei rispettivi generi. Nel racconto di Clarke il viaggio spaziale e il terzo incontro con il monolito avviene nell’orbita di Saturno, mentre Kubrick ambienta l’episodio nell’orbita di Giove. Questa scelta del regista sarebbe dovuta alla notevole difficoltà incontrata dalla squadra degli effetti speciali nel riprodurre l’aspetto degli anelli di Saturno. Essendo Kubrick notoriamente un perfezionista, non si sarebbe mai accontentato di una copia infedele e raffazzonata, per cui ecco la scelta di Giove, che avendo solo lune e non anelli risultava più semplice da riprodurre.

Anche se molti fan di sci-fi e occultismo non si accontentano di questa spiegazione, sostenendo invece che Kubrick sarebbe stato spinto a questo cambio da ambienti occulti di alto livello per evitare richiami troppo espliciti a un vero programma che aveva in Saturno uno dei principali riferimenti. Verità o leggenda?

La canzoncina di Hal 9000

2001: odissea nello spazio

Con un semplice cacciavite l’uomo riprende il controllo dell’utensile più sofisticato mai costruito, totalmente intenzionato a fare a meno di chi lo aveva generato. Nel momento in cui viene messo fuori uso dal coraggio e dall’ingegno delle scimmie evolute che abitano l’astronave, Hal 9000 (il cui nome si dice sia una traslitterazione in avanti di un grafema nell’ordine alfabetico della sigla Ibm – ipotesi seccamente smentita da Clarke) regredisce a uno stato infantile e tra promesse, lusinghe e preghiere intona una canzoncina. Nella versione italiana è la nota Giro girotondo, mentre nell’originale la canzoncina è Bicycle Built for Two, che contiene la rima tra l’iniziale “Daisy, Daisy…” e il verso successivo “I’m half crazy” (“sono mezzo matto”).

Nel 1962 ai Bell Labs fu fatto un esperimento: far cantare un IBM 704, novità quasi sconvolgente per l’epoca. La canzone scelta fu proprio Bicycle Built for Two. Pare che l’esperimento avesse profondamente colpito un visitatore dei Bell Labs: Arthur Clarke, coautore della sceneggiatura di 2001: Odissea nello spazio.

Design futuribile e design “profetico”

2001: odissea nello spazio

Come è tipico del genere fantascientifico, gli oggetti e gli scenari sono ispirati a un idea di futuro che cambia da periodo a periodo. Quello di 2001: Odissea nello spazio è il futuro immaginato negli anni Sessanta della corsa allo spazio. Tute unisex, scafandri spaziali dai colori accesi e arredamenti dalle linee morbide e pulite. Ad esempio nel film fanno bella mostra di se le Djinn (che in arabo significa “genio”), poltrone composte da un unico pezzo che hanno avuto molto successo commerciale in quegli anni. Tuttavia Kubrick è attento ai dettagli e a ciò che significano: nella scena dell’ultima parte del film nella quale l’astronauta Bowman viene proiettato in un’altra dimensione e si ritrova in una stanza, questa è arredata in stile settecentesco. Probabilmente il richiamo è al secolo dei Lumi e della ragione, la funzione più fortemente messa in discussione all’interno di un film che parla di violenza, istinto e dominio.

A volte però la fantascienza è davvero profetica. Nel 2011, durante la causa che vedeva opposti i due giganti dell’elettronica Apple e Samsung – con l’azienda di Cupertino che accusava i coreani di aver copiato per i propri tablet il design dell’iPad – i legali dell’azienda produttrice dei modelli Galaxy cercarono di dimostrare che non esisteva alcun plagio mostrando proprio una scena di 2001: Odissea nello spazio nella quale gli astronauti maneggiavano una tavoletta elettronica del tutto simile nella forma a quella di un iPad. Dunque l’idea di di quel design sarebbe nata con il film, e non nessuno potrebbe accamparvi diritti esclusivi…

Vi aspettiamo per una delle esperienze più intense offerte dalla storia del cinema al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, mercoledì 2 marzo alle ore 21. Non mancate!