Category Archives: I film in programma

David Bowie, un anno dopo: al Fabbri di Vignola L’uomo che cadde sulla terra

Un extraterrestre arriva sulla Terra con l’intenzione di sfruttare le proprie conoscenze scientifiche per salvare dalla siccità il suo pianeta morente. Assunte sembianze umane (con il nome di Thomas Jerome Newton e il volto di David Bowie) l’alieno fonda un impero industriale, ma un suo collaboratore lo tradirà e lo consegnerà al governo dittatoriale. Torturato, umiliato e svuotato di ogni volontà, l’alieno giunto sulla Terra per cercare l’acqua trova invece la dannazione dell’uomo: alcol, sesso, denaro, potere, incomunicabilità.

A 40 anni dall’uscita nelle sale cinematografiche inglesi di uno degli ultimi esempi di fantascienza politicamente impegnata, ispirato a un romanzo di Walter Trevis del 1963 e acclamato da un grande successo di pubblico, L’uomo che cadde sulla Terra è il più accattivante dei film che intorno agli anni Settanta fecero di Roeg l’erede mainstream di registi sperimentali degli anni Sessanta come Alain Resnais, Jean-Luc Godard e Chris Marker. Attraverso un uso strategico del montaggio alternato e un ricco contorno di allusioni visive e musicali dissociative, che danno al racconto l’andamento di un delirio psichedelico, il regista invita lo spettatore a condividere la tragica esperienza dell’extraterrestre forzato a farsi uomo per abbandonare la sua (inquietante per gli uomini) diversità. Forse la vita sulla Terra è strana e sconcertante più di qualunque altra forma di vita nell’Universo.

A poco più di un anno dalla sua scomparsa, Fabricanda vuole rendere omaggio al grande talento di David Bowie, che in questo film fa il suo splendido debutto cinematografico. Nella parte dell’alieno pallido e scarno, Bowie fornisce la sua interpretazione migliore e più convincente, un ruolo che combacia perfettamente a livello iconografico con il personaggio androgino, pop, futuristico che incarnava negli anni Settanta.

Il mago di Oz nella nuovissima versione restaurata al Teatro Fabbri di Vignola

Anche il nostro proiettore è stato colpito dai malanni di stagione, e oggi deve stare a risposo. Slitta dunque a domenica 15 gennaio alle ore 16, al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, la proiezione del mitico Il mago di Oz, nella nuovissima versione restaurata realizzata da Warner Bros.

Biglietto d’ingresso a € 5,00 e solo € 3,00 fino ai 12 anni di età.

Grazie alla trasformazione digitale del Technicolor in 4K ad altissima definizione, un grande classico si rinnova e continua ad affascinare milioni di spettatori, perché “nessun posto è bello come casa”.

Il mago di Oz: tanti registi, un capolavoro e… Via col vento

Uscito nel 1939 e basato sul romanzo di L. Frank Baum, Il mago di Oz è ufficialmente accreditato a Victor Fleming, che tuttavia è solo uno dei cinque registi che si sono susseguiti nelle riprese. Richard Thorpe girò diverse settimane di materiale, del quale nulla appare nel montaggio finale. La produzione, insoddisfatta del suo lavoro, assoldò George Cukor, che si limitò a dare alcune idee creative senza girare nulla, perché fu ingaggiato come regista di Via col vento. Prese il suo posto Victor Fleming, che girò la maggior parte del film finché non venne incaricato della regia proprio di Via col vento (sostituendo di nuovo Cukor!). La produzione fu portata a termine da King Vidor e dal produttore Mervyn LeRoy.

Fleming si impegnò comunque nel montaggio, che portava avanti di notte mentre di giorno era impegnato sul set di Via col vento. Alla cerimonia degli Oscar del 1940, entrambi i titoli furono candidati come Miglior film dell’anno, ma a vincere la statuetta fu il kolossal con protagonista Rossella O’Hara. A Il mago di Oz andò il premio per la miglior colonna sonora e per la canzone originale Over the rainbow, nell’incantevole interpretazione che diede il via alla carriera di Judy Garland.

Simboli e significati del film

Proprio la canzone Over the Rainbow e la famosa frase “There’s no place like home” (“Nessun posto è come casa”) sono l’emblema di questo film. La prima rappresenta la voglia di crescere, di avventurarsi verso nuovi orizzonti, mentre la seconda, il ritorno a casa che definisce e completa la propria identità. Infatti nel film un tornado trasporta la bambina Dorothy e il suo cagnolino Toto dal “grigio” Kansas, la loro casa, al magico mondo di Oz: colorato (grazie all’allora innovativo Technicolor) e pieno di speranze.

Lì la bambina incontra tre amici: lo Spaventapasseri, il Leone e l’Uomo di latta. Con loro intraprenderà un viaggio verso la realizzazione dei loro desideri: il Leone desidera il coraggio, lo Spaventapasseri un cervello, l’Uomo di latta un cuore, mentre Dorothy vuole tornare a casa. Cercheranno di raggiungere il grande mago di Oz, l’unico in grado di esaudire i loro desideri, ma nel viaggio non mancheranno le difficoltà e le malignità dalla strega cattiva del Ovest.

Il mago di Oz e il suo tempo

Il senso di speranza che si percepisce durante il film riflette il periodo storico in cui è stato prodotto. Gli Stati Uniti cercavano l’uscita dagli anni della Grande Depressione e il cinema, soprattutto il genere musicale, esorcizzava i giorni bui della crisi stravolgendo la realtà e donando un’occasione di distrazione e sollievo. Inevitabili furono quindi le allusioni politiche associate al film, specialmente al New Deal di Roosevelt: il potente mago di Oz dona nuova speranza ai protagonisti e agli abitanti del suo mondo, come si sperava avrebbe fatto il grande programma economico del Presidente.

 

20 anni senza Marcello: La dolce vita al Teatro Fabbri di Vignola

Lo sguardo indiscreto e magnetico, una chioma indenne alle ingiustizie del tempo, un’indimenticabile faccia da schiaffi. Fare un’analisi del personaggio Marcello Mastroianni significa soffermarsi su questi e mille altri dettagli del suo fascino senza tempo, quello di un’icona sempre attuale. Imitato, saccheggiato, frequentemente scimmiottato. Irraggiungibile, insomma.

Esattamente vent’anni dopo la sua scomparsa, avvenuta il 19 dicembre 1996, Fabricanda celebra il mito del bel Marcello riproponendo una delle sue interpretazioni più indimenticabili, quella dell’omonimo protagonista de La dolce vita di Federico Fellini. L’appuntamento è per lunedì 19 dicembre al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

A introdurre la serata un ospite speciale: Vittorio Boarini, docente universitario, ideatore di numerosi festival nazionali di cinema e fondatore nel 1974 della Cineteca comunale di Bologna, poi divenuta Fondazione, per lungo tempo direttore della Fondazione Fellini di Rimini.

Sette episodi che vedono protagonista Marcello Rubini, scrittore nell’animo, ma giornalista scandalistico per mestiere. Le sue giornate trascorrono percorrendo in un lungo e in largo via Veneto, la sede ufficiale della “dolce vita” romana a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, assieme al fotografo Paparazzo (un nome che è diventato la definizione per antonomasia dei fotografi delle star). La trama si sviluppa poi per successive scene sullo sfondo di una Roma incantevole e quasi metafisica, popolata da stelle dei rotocalchi, nobiltà decadente, mondanità ed episodi euforia collettiva. Marcello attraversa tutto questo con cinismo e disincanto.

Infarcito di scene destinate a fare storia, La dolce vita è il film simbolo di un’epoca, il racconto originale e mitico della sua spensieratezza e delle sue inquietudini.

Un sentimento del tempo perfettamente incarnato proprio da Mastroianni: un mix di svagatezza, disinvoltura, disobbedienza ad ogni canone, senso tragico combattuto con un’irraggiungibile capacità di non prendersi troppo sul serio. Uno degli uomini simbolo del nostro tempo.

Rivederlo sul grande schermo è un’emozione da non perdere.

 

L’armata Brancaleone: un film diventato proverbiale (e non per modo di dire!)

Si ride, e tanto, con il secondo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario”, seconda edizione. Perché il film scelto per la proiezione di martedì 6 dicembre alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola è L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.

Un film che giusto quest’anno compie 50 anni e che ancora rappresenta una pietra miliare del filone comico del cinema italiano. Questo sicuramente grazie a Vittorio Gassman, che impersona lo sbruffone e millantatore cavaliere Brancaleone da Norcia, e grazie al contorno di personaggi improbabili che lo accompagnano nelle sue sgangherate avventure (fra i vari attori che appaiono nel film va citato anche il grande Gian Maria Volonté).

Ma la chiave comica del capolavoro di Monicelli sta sicuramente nella sceneggiatura esilarante scritta da Age e Scarpelli, il duo di autori più influenti nel genere della “commedia all’italiana”. I due inventano un Medioevo truculento e grottesco allo stesso tempo e lo arricchiscono di un linguaggio di pura fantasia, ma dall’effetto comico assicurato. Si tratta di un’operazione simile al grammelot, ovvero una lingua che impasta termini di diverse derivazioni. Nel caso di L’armata Brancaleone, le parlate dialettali del Lazio incontrano il latino, dando vita a modi di espressione dissacranti e gustosissime.

Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

E non è tutto: pochi film come questo sono riusciti a far entrare parole e battute nel linguaggio corrente, come espressioni di uso comune o come scherzose citazioni dal film. Su tutte, sicuramente il titolo stesso del film. Oggi, sia in ambito giornalistico sia in ambito colloquiale, “armata Brancaleone” sta a indicare un gruppo di persone male assortito, spesso male in arnese, molto confusionario e disorganizzato e con le idee ben poco chiare. Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

Vi aspettiamo per divertirci assieme con le avventure di questa sgangherata compagnia e festeggiare i 50 anni di uno dei film più divertenti del cinema italiano!

Taxi Driver: il cult di Martin Scorsese 40 anni dopo

New York: il reduce del Vietnam Travis Bickle, ossessionato dalla sporcizia materiale e morale che lo circonda, impegna le sue notti insonni facendo il tassista. In una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine, in bilico sui margini della sanità mentale, incontra due donne per lui diversamente irraggiungibili: la prostituta minorenne Easy (interpretata da una giovanissima Jodie Foster) e la borghese Betsy, che lavora alla campagna presidenziale del senatore Palantine. Il suo già fragile equilibrio crolla, e Travis decide un’azione drastica e violenta che avrà esiti impensati.

A 40 anni dalla prima proiezione Fabricanda presenta la versione restaurata del capolavoro di Martin Scorsese, una pietra miliare del cinema americano, candidato a quattro premi Oscar, Palma d’oro a Cannes come miglior film. Un giovane Robert De Niro in stato di grazia, entrato per sempre nella memoria collettiva con la celebre scena “You talkin’ to me? You talkin’ to me?” davanti allo specchio, tradotta nella versione italiana con la voce dell’indimenticato Ferruccio Amendola. Sceneggiatura di Paul Schrader e ultima colonna sonora di Bernard Herrman, già all’opera in Psycho di Hitchcock.

Dello stato d’animo in cui fu concepito il film racconta lo stesso Scorsese, che compare anche in un cameo (è il cliente che si fa portare in taxi per osservare la moglie che lo tradisce): “La scrittura di questa sceneggiatura è stata un’autoterapia. Stavo attraversando un periodo molto buio. Ero in condizioni disperate. Questo personaggio iniziò a impossessarsi della mia vita. Sentii che dovevo metterlo nero su bianco per non diventare come lui. Vivevo nella mia auto, stavo andando alla deriva. A 26 anni finii in ospedale per un’ulcera sanguinante. In ospedale mi venne in mente questa metafora del taxi, come una bara umana che scorre per le fogne della città, che sembra vivere al centro della società ma in realtà è completamente solo. Alla fine ha funzionato”.

Lo schermo dietro al sipario 2016/17: il programma

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA


Venerdì 25 novembre 2016 – Ore 21.00

Taxi Driver

TAXI DRIVER

di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Jodie Foster, Harvey Keitel
USA, 1976 – 113 minuti, colore

New York e l’America allucinata del post-Vietnam per il capolavoro di Martin Scorsese, con un De Niro leggendario. Il dramma della solitudine del veterano Travis Bickle, tassista per combattere l’insonnia, e la sua violenta disillusione sono il tema di un film che, quarant’anni dopo, ancora stupisce per il racconto duro e vivido. Una pietra miliare degli anni Settanta, proposta in una versione restaurata che ne restituisce tutta la forza dirompente.



Martedì 6 dicembre 2016 – Ore 21.00

L'armata Brancaleone

L’ARMATA BRANCALEONE

di Mario Monicelli. con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté
ITA/FRA/SPA, 1966 – 120 minuti, colore

A cinquant’anni dall’uscita, la geniale collisione di colto e popolare, di commedia e farsa voluta da Monicelli e dai fidati Age e Scarpelli – con un Gassman mattatore sopra le righe – continua a risultare irresistibile. Un Medioevo inventato, come inventata e travolgente è la lingua parlata dai personaggi, per una parodia del genere cavalleresco e dei film in costume con protagonista una pazza, indimenticabile combriccola.



Lunedì 19 dicembre 2016 – Ore 21.00

La dolce vita

LA DOLCE VITA

di Federico Fellini, con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée
ITA/FRA, 1960 – 173 minuti, b/n

Fellini punta l’obiettivo sulla mondanità della rinomata via Veneto, attraversata in cerca di scoop da Marcello, scrittore nell’animo, giornalista scandalistico per lavoro. Film di episodi dove il filo conduttore sono una Città Eterna quasi metafisica e il presagio della fine di un’epoca, perfettamente impersonato da un indolente Mastroianni – del quale ricorrono i vent’anni dalla scomparsa.

Introduce la serata Vittorio Boarini, Fondatore della Cineteca di Bologna.



Domenica 8 gennaio 2017 – Ore 16.00

Il mago di Oz

IL MAGO DI OZ

di Victor Fleming, con Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger
USA, 1939 – 101 minuti, colore

Un pomeriggio speciale dedicato alle famiglie per godersi nella nuovissima versione restaurata il capolavoro del cinema fantastico tratto dal romanzo di Frank L. Baum. Le avventure di Dorothy e del suo cagnolino Totò in una storica produzione hollywoodiana entrata nell’immaginario collettivo grazie anche alle doti canore di Judy Garland, interprete della famosissima Over the Rainbow. Un intramontabile sogno di celluloide per generazioni di spettatori.



Mercoledì 25 gennaio 2017 – Ore 21.00

L'armata Brancaleone

L’UOMO CHE CADDE SULLA TERRA

di Nicolas Roeg, con Rip Torn, David Bowie, Buck Henry
GB, 1976 – 118 minuti, colore

A un anno dalla scomparsa (e a 70 dalla nascita), David Bowie risplende in questo film visionario, tra fantascienza, analisi dell’animo umano e profezia ecologista. Un extraterrestre raggiunge la Terra dal suo pianeta morente per la siccità. Assume le sembianze di un ricco businessman, per costruire un’astronave che porti acqua al suo mondo d’origine. Non ha però fatto i conti con gli uomini e la loro paura del diverso e dell’ignoto.



Mercoledì 15 febbraio 2017 – Ore 21.00

Charlie Chaplin e Buster Keaton

CHAPLIN VS. KEATON

Proiezione di Il monello di e con Charles Chaplin (USA, 1921 – 60 minuti, b/n) e Sherlock Jr. di e con Buster Keaton (USA, 1925 – 45 minuti, b/n)

Due classici della storia del cinema in una sola serata. Il celeberrimo Il monello (nella versione restaurata della Cineteca di Bologna), commovente capolavoro di Chaplin, accoppiato all’incredibile Sherlock Jr. (restaurato dalla Cineteca di Bologna e Cohen Film Collection) con Keaton nei panni di un detective che sogna di entrare e uscire dallo schermo cinematografico. Chaplin contro Keaton: chi vincerà per gli spettatori di oggi?



Giovedì 9 marzo 2017 – Ore 21.00

Gli uccelli

GLI UCCELLI

di Alfred Hitchcock, con Jessica Tandy, Rod Taylor, Suzanne Pleshette
USA, 1963 – 120 minuti, colore

Un incubo maniacalmente costruito dal genio dei meccanismi cinematografici Alfred Hitchcock. La tranquilla Bodega Bay è sconvolta dagli attacchi improvvisi e violenti di stormi di uccelli, mossi da un’inspiegabile follia. È su questo sfondo ad alta tensione che tenta di sbocciare l’amore fra Mitch e Melanie; ma quando la forza della natura si allea con un contesto sociale fatto di ossessioni e gelosie, tutto si complica terribilmente.



Martedì 21 marzo 2017 – Ore 21.00

Io e Annie

IO E ANNIE

di Woody Allen, con Woody Allen, Diane Keaton, Paul Simon
USA, 1977 – 94 minuti, colore

Il comico Alvy Singer – uno dei più riusciti autoritratti per macchina da presa di Allen – ragguaglia gli spettatori con le sue riflessioni esistenziali, a partire dal naufragato amore con la deliziosa Annie. Una storia di due diverse solitudini che sembrano, almeno per un po’, trovare una felicità raccontata per frammenti irresistibili, ironici, malinconici. Quarant’anni dopo, una commedia che continua a segnare l’immaginario collettivo.

Casablanca: il film “di guerra” più romantico di sempre

Un film entrato nella leggenda, le cui star sono la coppia cinematografica per eccellenza che ispira ogni duetto da grande schermo ancora oggi. Il paradigma di ogni storia d’amore cinematografica. Dialoghi e battute che sono entrati nell’uso comune. Questo e molto altro è Casablanca, il film di Michael Curtiz del 1942, con protagonisti Humphrey Bogart e Ingrid Bergman che Fabricanda ha scelto come ultimo appuntamento per la rassegna “Lo schermo dietro al sipario” mercoledì 30 marzo alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Tutto questo e molto altro. Una produzione che apre e rappresenta al meglio la cosiddetta Età dell’Oro di Hollywood, ma che ha diverse storie poco note da raccontare, oltre a quella dell’amore impossibile tra Rick e Ilsa e dello scontro tra idealismo e cinismo nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale.

Le origini “pratiche” di un grande capolavoro

casablanca

Diamo un’occhiata alle date. La produzione di Casablanca (la cui sceneggiatura è basata su una pièce teatrale all’epoca non ancora messa in scena) si svolge tra il maggio e l’agosto 1942, e il film esce nelle sale nel novembre dello stesso anno. Il 7 dicembre dell’anno precedente i giapponesi avevano attaccato la base navale statunitense di Pearl Harbour, decretando l’ingresso nel conflitto che già infiammava l’Europa e il Pacifico degli Stati Uniti. Nonostante il trauma di Pearl Harbour, il governo statunitense necessitava di convincere la popolazione dell’opportunità dell’entrata in guerra. Dal 1939, allo scoppio della guerra in Europa, gli Stati Uniti si erano limitati a fornire aiuti materiali agli inglesi e a cercare soluzioni diplomatiche per fermare l’espansionismo giapponese nel Pacifico. Molti erano i movimenti nettamente isolazionisti. Servivano operazioni di persuasione politica e culturale molto forti perché l’intero paese remasse a sostegno dell’intervento.

Per contrastare il sentimento generalmente negativo degli americani verso una guerra lontana da casa, il Dipartimento della Guerra mise in piedi una divisione denominata “War Films”, e affidò a registi come John Ford e Frank Capra e a scrittori come Julius e Philip Epstein (sceneggiatori di Casablanca) la creazione di una serie di film di propaganda sull’impegno bellico degli Stati Uniti. Ogni progetto doveva toccare corde ben precise e mostrare aspetti politici legati alla guerra. Al progetto di Casablanca furono assegnati il tema principale “Nazioni Unite — Nazioni ocupate” e un tema secondario per il quale “il desiderio personale deve essere subordinato all’obiettivo di sconfiggere il fascismo”. Il primo punto si realizza con le molte nazionalità rappresentate all’interno del film, mentre il secondo è ovviamente incarnato dal Rick Blaine interpretato da Bogart.

Casablanca, un film di guerra… senza guerra

casablanca cast

Dunque uno dei più grandi film della storia di Hollywood nasce come progetto di propaganda politica. E una delle storie d’amore più belle del grande schermo è in pratica un film di guerra. Magie del cinema! Un film di guerra che però non mostra combattimenti, essendo ambientato in un territorio “non giurisdizionale” come i possedimenti coloniali francesi nel Nordafrica – e tra i diversi errori e forzature del film c’è la presenza dei tedeschi a Casablanca, cosa mai avvenuta poiché le colonie francesi erano controllate dal Governo di Vichy, alleato dei nazisti, e un trattato prevedeva la non ingerenza tedesca in quelle zone.

Niente combattimenti dunque nell’oasi di Casablanca, anche se la tensione delle vicende belliche è palpabile in tutto il film ed è il motore dell’azione. Piuttosto robuste iniezioni di genere noir, specie nel personaggio del disilluso, cinico e beffardo Rick e nei brillanti dialoghi, alle quali si aggiungono il romanticismo appassionato dei cuori spezzati di Rick e Ilse e del triangolo amoroso che coinvolge anche Victor Laszlo, il patriota antifascista sposato con il personaggio interpretato dalla Bergman.

Il famosissimo finale del film ambientato all’aeroporto è chiaramente il trionfo dell’aspetto propagandistico su quello romantico. Tuttavia, l’impossibilità di ricomporre una storia d’amore perfetta è anche la soluzione che rende quel finale particolarmente leggendario: Rick si nega l’amore, ma è finalmente riconquistato alla “causa giusta”. Diciamo la verità: un finale differente (che pure, a detta di Ingrid Bergman, era stato studiato ma mai girato) non sarebbe passato altrettanto alla storia!

Per vedere o rivedere questo classico immortale, vi aspettiamo al Teatro Ermanno Fabbri il 30 marzo!

Un’Odissea nello spazio tra curiosità e aneddoti imperdibili

Uno dei film più straordinari mai realizzati, il punto di incontro tra il cinema, la filosofia, la riflessione sulla scienza, sulla tecnologia e sul destino dell’uomo. In estrema sintesi è questo 2001: Odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick del 1968 che proponiamo per l’appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” mercoledì 2 marzo alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Una pellicola che ha fatto la storia e che ha segnato l’immaginario collettivo anche di chi non lo ha mai guardato, visto il numero esorbitante di citazioni che si trovano all’interno di altre pellicole, canzoni, opere letterarie, programmi televisivi e tanto altro ancora. Un film, tuttavia, che conserva qualche mistero e che da sempre scatena la fantasia degli esegeti e dei semplici appassionati. Andiamo a soddisfare in questo articolo qualche piccola curiosità prima di goderci il film comodamente seduti sulle poltroncine del teatro.

2001: Odissea nello spazio e la sua straordinaria colonna sonora

2001: odissea nello spazio

Dopo aver inizialmente commissionato una partitura al compositore Alex North (già autore delle musiche di Spartacus), Kubrick si orientò su brani di musica classica e sinfonica, alcuni dei quali diventati famosissimi proprio grazie all’inserimento in 2001: Odissea nello spazio. Sicuramente la memoria corre a Sul bel Danubio blu, il valzer viennese di Johann Strauss che ormai tutti associano al capolavoro di Kubrick; ma non vanno certamente dimenticati i molti brani del compositore ungherese György Ligeti, del musicista armeno Aram Il’ič Chačaturjan e le musiche da Così parlò Zarathustra di Richard Strauss, opera con forti attinenze al film di Kubrick: come il profeta Zarathustra va tra gli uomini a portare una nuova rivelazione, così anche il misterioso monolito che appare alle scimmie nella prima parte del film avrà diversi insegnamenti da impartire.

Cambio di pianeti: esce Saturno entra Giove

2001: odissea nello spazio

2001: Odissea nello spazio nasce da un soggetto comune elaborato da Kubrick e dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, ed uscì contemporaneamente nelle sale come film e nelle librerie come romanzo nel 1968. Le due opere non sono però esattamente identiche, tanto da essere considerate capolavori nei rispettivi generi. Nel racconto di Clarke il viaggio spaziale e il terzo incontro con il monolito avviene nell’orbita di Saturno, mentre Kubrick ambienta l’episodio nell’orbita di Giove. Questa scelta del regista sarebbe dovuta alla notevole difficoltà incontrata dalla squadra degli effetti speciali nel riprodurre l’aspetto degli anelli di Saturno. Essendo Kubrick notoriamente un perfezionista, non si sarebbe mai accontentato di una copia infedele e raffazzonata, per cui ecco la scelta di Giove, che avendo solo lune e non anelli risultava più semplice da riprodurre.

Anche se molti fan di sci-fi e occultismo non si accontentano di questa spiegazione, sostenendo invece che Kubrick sarebbe stato spinto a questo cambio da ambienti occulti di alto livello per evitare richiami troppo espliciti a un vero programma che aveva in Saturno uno dei principali riferimenti. Verità o leggenda?

La canzoncina di Hal 9000

2001: odissea nello spazio

Con un semplice cacciavite l’uomo riprende il controllo dell’utensile più sofisticato mai costruito, totalmente intenzionato a fare a meno di chi lo aveva generato. Nel momento in cui viene messo fuori uso dal coraggio e dall’ingegno delle scimmie evolute che abitano l’astronave, Hal 9000 (il cui nome si dice sia una traslitterazione in avanti di un grafema nell’ordine alfabetico della sigla Ibm – ipotesi seccamente smentita da Clarke) regredisce a uno stato infantile e tra promesse, lusinghe e preghiere intona una canzoncina. Nella versione italiana è la nota Giro girotondo, mentre nell’originale la canzoncina è Bicycle Built for Two, che contiene la rima tra l’iniziale “Daisy, Daisy…” e il verso successivo “I’m half crazy” (“sono mezzo matto”).

Nel 1962 ai Bell Labs fu fatto un esperimento: far cantare un IBM 704, novità quasi sconvolgente per l’epoca. La canzone scelta fu proprio Bicycle Built for Two. Pare che l’esperimento avesse profondamente colpito un visitatore dei Bell Labs: Arthur Clarke, coautore della sceneggiatura di 2001: Odissea nello spazio.

Design futuribile e design “profetico”

2001: odissea nello spazio

Come è tipico del genere fantascientifico, gli oggetti e gli scenari sono ispirati a un idea di futuro che cambia da periodo a periodo. Quello di 2001: Odissea nello spazio è il futuro immaginato negli anni Sessanta della corsa allo spazio. Tute unisex, scafandri spaziali dai colori accesi e arredamenti dalle linee morbide e pulite. Ad esempio nel film fanno bella mostra di se le Djinn (che in arabo significa “genio”), poltrone composte da un unico pezzo che hanno avuto molto successo commerciale in quegli anni. Tuttavia Kubrick è attento ai dettagli e a ciò che significano: nella scena dell’ultima parte del film nella quale l’astronauta Bowman viene proiettato in un’altra dimensione e si ritrova in una stanza, questa è arredata in stile settecentesco. Probabilmente il richiamo è al secolo dei Lumi e della ragione, la funzione più fortemente messa in discussione all’interno di un film che parla di violenza, istinto e dominio.

A volte però la fantascienza è davvero profetica. Nel 2011, durante la causa che vedeva opposti i due giganti dell’elettronica Apple e Samsung – con l’azienda di Cupertino che accusava i coreani di aver copiato per i propri tablet il design dell’iPad – i legali dell’azienda produttrice dei modelli Galaxy cercarono di dimostrare che non esisteva alcun plagio mostrando proprio una scena di 2001: Odissea nello spazio nella quale gli astronauti maneggiavano una tavoletta elettronica del tutto simile nella forma a quella di un iPad. Dunque l’idea di di quel design sarebbe nata con il film, e non nessuno potrebbe accamparvi diritti esclusivi…

Vi aspettiamo per una delle esperienze più intense offerte dalla storia del cinema al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, mercoledì 2 marzo alle ore 21. Non mancate!

Dino Risi: “come spiego a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

Il 23 dicembre 1916 nasce a Milano Dino Risi, il regista che abbiamo deciso di omaggiare nell’anniversario della nascita proiettando uno dei suoi film più famosi, I mostri, martedì 16 febbraio 2016 alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, nella versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca di Bologna.

Dino RisiUn “anarchico”, un libero pensatore. È quanto lui stesso avrebbe dichiarato alla maestra delle elementari quando gli chiese perché non frequentasse l’ora di religione (suscitando così l’invidia dei compagni!). Dopo gli studi classici si laurea in Medicina, ma rifiuta di diventare psichiatra, come avrebbero desiderato i genitori, e inizia invece la carriera nel cinema. Come ha affermato lui stesso nella sua autobiografia I miei mostri uscita nel 2004, “stanco di curare gente che non guariva, mi sono dato al cinema”.

Le prime esperienze in campo cinematografico sono accanto ai registi Mario Soldati (Piccolo mondo antico, 1940) e Alberto Lattuada (Giacomo l’idealista, 1942). Il successo arriva grazie a Pane, amore e… (1955), sequel dei fortunati Pane, amore e fantasiaPane, amore e gelosia di Luigi Comencini. Sono i titoli che inaugurano la lunga stagione della commedia all’italiana, che impegnerà una generazione di attori simbolo di un’epoca come Nino Manfredi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Sono i film che raccontano l’Italia del boom economico nella sua tortuosa strada verso la modernità, e che Risi interpreta secondo una propria riconoscibile poetica: popolare, mai eccessivamente sentimentale, attenta al costume, senza rivendicazioni ideologiche. È del 1961 il drammatico Una vita difficile con Alberto Sordi, a cui segue l’anno successivo Il sorpasso, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, da molti considerato una delle vette assolute del cinema di quegli anni.

Il sorpasso di Dino Risi

La filmografia di Dino Risi riporta un ritratto a tratti impietoso della società italiana, di cui racconta la cialtronaggine trionfante (I mostri, 1963), il romanticismo da fotoromanzo (Straziami ma di baci saziami, 1968), le stravaganti abitudini sessuali (Sesso matto, 1973) e il marcio di una società irrimediabilmente corrotta (In nome del popolo italiano, 1971). Dopo questa stagione, Risi passa al dramma psicologico con Profumo di donna (1974), che ottiene due nomination all’Oscar, e Anima persa (1976), due pellicole sul male di vivere tratte dai romanzi di Giovanni Arpino e interpretate da Vittorio Gassman. Di Profumo di donna sarà girato anche un remake hollywoodiano, Scent of a Woman, con Al Pacino diretto da Martin Brest nel 1992.

Dino Risi

Dino Risi gira insieme a Mario Monicelli e Ettore Scola I nuovi mostri (1977) e negli anni Ottanta prosegue la produzione di commedie. Il suo ultimo film, Giovani e belli, remake di Poveri ma belli, è del 1996. Nel 2002 riceve il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo insignisce del titolo di Cavaliere di Gran Croce.

Si spegne a Roma, nel residence dove abitava da trent’anni, il 7 giugno del 2008. Uomo arguto e autoironico, certamente non avrebbe voluto toni troppo pomposi o seriosi, a commentare la sua scomparsa. Anche perché sulla vecchiaia, e la morte, ci ha sempre scherzato: “Penso – ha detto una volta – che bisognerebbe andarsene tutti a ottant’anni. Per legge”.

I Mostri di Dino Risi: l’Italia di ieri strizza l’occhio a quella di oggi

Quest’anno il regista Dino Risi, considerato uno dei maestri della “commedia all’italiana”, avrebbe compiuto 100 anni. Scomparso invece nel 2008, ha lasciato un’opera cinematografica ricca e graffiante che abbiamo deciso di omaggiare in questo anniversario.

Per questo martedì 16 febbraio alle ore 21 la rassegna “Lo schermo dietro al sipario” ricorderà Dino Risi proiettando I mostri (1963) al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, una delle sue pellicole più note e divertenti, nella versione restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino  e dalla Cineteca di Bologna.

I mostri

Uscito un anno dopo il celebre Il sorpasso, I mostri è un film dalla struttura estremamente libera, un lungometraggio a episodi di diversa lunghezza e complessità per un totale di 118 minuti che ritraggono un’Italia euforica e meschina, quella che sta vivendo il boom economico senza però entrare nella modernità civile. Sceneggiato da Elio Petri, Age e Scarpelli, il film era stato inizialmente progettato per Alberto Sordi. A interpretare i venti episodi del film fu invece la coppia formata da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, mentre come comprimari nelle diverse vicende raccontate si avvicendano un giovanissimo Ricky Tognazzi, Lando Buzzanca, la cantante Gabriella Ferri, il produttore del film Mario Cecchi Gori e tanti altri, per un film corale e coeso, nonostante l’apparenza della raccolta di frammenti, ambientato nella Roma dei primi anni Sessanta.

I mostri

Un film sui vizi e le contraddizioni di un paese in via di veloce trasformazione, ritratti nei più diversi contesti: in famiglia, di fronte alla giustizia e alla legalità, nello sport, nelle abitudini sessuali, alle prese con la religione e l’amicizia. Gli italiani ritratti da Risi sono biechi e deformi, dei “mostri” appunti, caratteristica che suscita un effetto comico irresistibile e ne esaspera però il carattere immorale (o amorale). Già dai titoli di alcuni degli episodi I mostri è un film ancora molto in sintonia con il nostro tempo: L’educazione sentimentaleLa raccomandazioneChe vitaccia!La giornata dell’onorevoleLatin lovers o La strada è di tutti, solo per citarne alcuni.

Un film da vedere o rivedere sul grande schermo per ricordare uno periodi migliori della storia del cinema italiano. Che ne dici: vieni al cinema con noi?