All posts by fabricanda

“Io e Annie”: Woody Allen aveva capito tutto dei rapporti uomo-donna

La seconda stagione della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” giunge al termine con l’ultimo appuntamento di martedì 21 marzo alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola con Io e Annie di Woody Allen.

Una commedia romantica e dolceamara vincitrice di quattro premi Oscar, che proprio quest’anno compie 40 anni. Ecco qualche motivo per cui vale la pena di (ri)vederla sul grande schermo – tralasciando il fatto che il regista newyorchese dimostra di aver capito tutto dei rapporti tra uomini e donne!

io e annie

Io e Annie: la sceneggiatura più divertente di sempre

Almeno secondo la Writers Guild of America, il sindacato degli autori americani, che ha stilato una classifica delle 101 sceneggiature più divertenti della storia del cinema. Quella originale scritta da Woody Allen (assieme a Marshall Brickman) per Io e Annie si è piazzata al primissimo posto.

E pensare che doveva essere una sorta di thriller…

Inizialmente, il progetto di Allen era quello di realizzare un vero e proprio giallo, con tanto di omicidio e misteri. E in effetti è con queste intenzioni che è stato girato: la storia d’amore tra Alvy e Annie era solo una sottotrama. Tuttavia, durante il montaggio, Allen si accorse che proprio questa sottotrama era ciò che funzionava meglio; non gli rimase altra scelta che virare verso la commedia romantica e realizzare un vero e proprio capolavoro nel suo genere!

…e doveva essere un “mattone” lunghissimo!

Il titolo iniziale del progetto era Anedonia: il riferimento è al termine della psicologia che indica l’incapacità di un individuo di provare piacere anche in situazioni che per definizione ne procurano. E, soprattutto, durava 4 ore e mezza! Dopo il cambio di programma e di genere, Allen ridusse il film agli attuali 90 minuti o poco più.

io e annie

Diane Keaton: una vera musa ispiratrice

Nome e cognome di Annie Hall (la protagonista e allo stesso tempo il titolo originale del film) si devono letteralmente a Diane Keaton. Hall è infatti il vero cognome dell’attrice, all’epoca compagna di Woody Allen anche nella vita, che era solito soprannominarla proprio Annie.

L’arte del cameo

Nel film compaiono alcuni attori d’eccezione, tra i quali il cantautore Paul Simon, gli attori Shelley Duvall e Christopher Walken e, in una scena esilarante passata alla storia, il sociologo e padre delle teorie moderne sulla comunicazione Marshall McLuhan.

Vi aspettiamo per chiudere in bellezza la stagione: buona visione!

Gli uccelli di Alfred Hitchcock: un capolavoro di arte cinematografica

Appuntamento con un classico intramontabile del maestro della suspense Alfred Hitchcock. Giovedì 9 marzo alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri, la rassegna “Lo schermo dietro al sipario” presenta la proiezione dell’indimenticabile Gli uccelli: vi assicuriamo che vederlo sul grande schermo è tutta un’altra cosa!

Si tratta di uno dei film più celebrati di Hitchcock, un regista che ha fatto scuola anche nelle scelte produttive dei suoi lavori. E Gli uccelli non fa eccezione.

Gli uccelli dal piccolo al grande schermo

Il soggetto del film è basato sull’omonimo racconto della scritttrice britannica Daphne du Maurier. L’intenzione iniziale di Hitchcock era di farne un telefilm da presentare all’interno del suo fortunato contenitore televisivo Alfred Hitchcok presenta. Il destino volle che il regista cambiasse poi idea dopo aver letto una notizia riguardante vere e proprie invasioni di uccelli in alcune località sulla costa californiana.

Il maestro delle illusioni ottiche

Per girare Gli uccelli, Hitchcock miseso a dura prova le capacità del suo staff e inventò alcune soluzioni tecniche che dimostrano la sua grande competenza dietro alla macchina da presa. Il film prevedeva l’utilizzo di riproduzioni meccaniche dei volatili – costate una parte consistente del budget disponibile per il film – ma il regista decise ben presto di affidarsi a pennuti veri.

gli uccelli di alfred hitchcock

Per tentare di addomesticare per quanto possibile le migliaia di uccelli di ogni specie impiegati sul set, e renderli in grado di girare le scene esattamente come voleva il regista, furono adottati escamotage ingegnosi: ad esempio alle zampe delle cornacchie furono attaccate delle calamite per spingerle ad allinearsi in modo ordinato prima di un attacco. Il risultato sullo schermo è davvero inquietante, anche se pare che, nel momento di spiccare il volo, i volatili ruotarono in avanti e rimasero attaccati l’un l’altro a testa in giù!

Altro ingegnoso trucco di Hitchcock è quello di mescolare riproduzioni piatte dei corvi a quelli veri, giocando sull’illusione ottica: l’occhio infatti vede il movimento e, in una massa caotica di oggetti fermi e svolazzanti, si inganna e riceve l’impressione che tutto ciò che vede sia “vivo”.

gli uccelli di alfred hitchcock

1 scena, 7 giorni, 32 inquadrature

La maniacalità di Hitchcock sul set è leggendaria. Per Gli uccelli la scena che vede la protagonista Tippi Hedren (bionda e algida come da copione) attaccata dai volatili è stata ripetuta per sette giorni con trentadue inquadrature diverse. Proprio così: per sette giorni la povera attrice si vide aggredita da volatili (veri) attaccati pazientemente con fili invisibili al suo vestito. La bionda Hedren non resistì allo stress e fu ricoverata in ospedale durante le riprese per un esaurimento nervoso. La scena fu poi completata con l’utilizzo di una controfigura. Il tutto per 1 minuto di sequenza!

Vi aspettiamo giovedì 9 marzo al Teatro Ermanno Fabbri: non mancate!

Charlie Chaplin vs. Buster Keaton: confronto fra titani sullo schermo del Fabbri di Vignola

Appuntamento imperdibile con i due più grandi artisti del cinema muto, per l’occasione sullo stesso schermo ed entrambi in versione restaurata. Charlie Chaplin e Buster Keaton saranno i protagonisti di una doppia proiezione d’autore mercoledì 15 febbraio alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, il primo con Il monello (1921, 60 minuti), il secondo con Sherlock Jr. (1925, 45 minuti).

Restaurati dal laboratorio “L’Immagine Ritrovata”, nell’ambito del progetto di distribuzione dei classici “Il Cinema Ritrovato. Al cinema” a cura della Cineteca di Bologna, due capolavori di nuovo in sala con una colonna sonora eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Timothy Brock, direttore e compositore che ha recuperato la partitura originale per Il monello e ha ideato le musiche per Sherlock Jr.

Il monello

“Un film con un sorriso – e, forse, una lacrima”: così recita la prima didascalia de Il monello. Il simpatico vagabondo Charlot alleva un neonato abbandonato, crescendolo “a modo suo” e riuscendo ad evitargli l’orfanotrofio, ma non a sviare le ricerche della madre che, divenuta una celebre attrice, rivuole il figlioletto con sé.

Primo lungometraggio di Charlie Chaplin e suo più grande successo, Il monello è una riflessione in parte autobiografica sull’infanzia rubata (lui stesso era stato allevato in orfanotrofio), ma anche un commovente atto d’amore verso l’umanità. Chaplin tiene perfettamente in equilibrio la carica sentimentale del melodramma e le situazioni comiche, grazie al contributo straordinario di spontaneità e abilità mimica di Jackie Coogan, il piccolo coprotagonista del film.

Sherlock Jr.

A seguire, una delle più divertenti, sofisticate e surreali comiche di Buster Keaton, Sherlock Jr. Il proiezionista di un cinema sogna di diventare un detective. L’occasione si presenta quando un rivale in amore lo fa accusare di un furto ai danni della donna contesa. Le indagini, tuttavia, falliscono e il proiezionista torna al suo lavoro. Durante una proiezione si addormenta sognando di essere il grande detective Sherlock Jr…

Il ricorso al sogno come strategia narrativa è affiancato in Keaton a una recitazione controllatissima e all’espressione impassibile che gli valse il soprannome di “great stone face” (volto di pietra), caratteristiche che tolgono alla narrazione ogni accenno di sentimentalismo.

Chaplin contro Keaton: chi vincerà per gli spettatori di oggi? Noi vi aspettiamo per dire la vostra!

David Bowie, un anno dopo: al Fabbri di Vignola L’uomo che cadde sulla terra

Un extraterrestre arriva sulla Terra con l’intenzione di sfruttare le proprie conoscenze scientifiche per salvare dalla siccità il suo pianeta morente. Assunte sembianze umane (con il nome di Thomas Jerome Newton e il volto di David Bowie) l’alieno fonda un impero industriale, ma un suo collaboratore lo tradirà e lo consegnerà al governo dittatoriale. Torturato, umiliato e svuotato di ogni volontà, l’alieno giunto sulla Terra per cercare l’acqua trova invece la dannazione dell’uomo: alcol, sesso, denaro, potere, incomunicabilità.

A 40 anni dall’uscita nelle sale cinematografiche inglesi di uno degli ultimi esempi di fantascienza politicamente impegnata, ispirato a un romanzo di Walter Trevis del 1963 e acclamato da un grande successo di pubblico, L’uomo che cadde sulla Terra è il più accattivante dei film che intorno agli anni Settanta fecero di Roeg l’erede mainstream di registi sperimentali degli anni Sessanta come Alain Resnais, Jean-Luc Godard e Chris Marker. Attraverso un uso strategico del montaggio alternato e un ricco contorno di allusioni visive e musicali dissociative, che danno al racconto l’andamento di un delirio psichedelico, il regista invita lo spettatore a condividere la tragica esperienza dell’extraterrestre forzato a farsi uomo per abbandonare la sua (inquietante per gli uomini) diversità. Forse la vita sulla Terra è strana e sconcertante più di qualunque altra forma di vita nell’Universo.

A poco più di un anno dalla sua scomparsa, Fabricanda vuole rendere omaggio al grande talento di David Bowie, che in questo film fa il suo splendido debutto cinematografico. Nella parte dell’alieno pallido e scarno, Bowie fornisce la sua interpretazione migliore e più convincente, un ruolo che combacia perfettamente a livello iconografico con il personaggio androgino, pop, futuristico che incarnava negli anni Settanta.

Il mago di Oz nella nuovissima versione restaurata al Teatro Fabbri di Vignola

Anche il nostro proiettore è stato colpito dai malanni di stagione, e oggi deve stare a risposo. Slitta dunque a domenica 15 gennaio alle ore 16, al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, la proiezione del mitico Il mago di Oz, nella nuovissima versione restaurata realizzata da Warner Bros.

Biglietto d’ingresso a € 5,00 e solo € 3,00 fino ai 12 anni di età.

Grazie alla trasformazione digitale del Technicolor in 4K ad altissima definizione, un grande classico si rinnova e continua ad affascinare milioni di spettatori, perché “nessun posto è bello come casa”.

Il mago di Oz: tanti registi, un capolavoro e… Via col vento

Uscito nel 1939 e basato sul romanzo di L. Frank Baum, Il mago di Oz è ufficialmente accreditato a Victor Fleming, che tuttavia è solo uno dei cinque registi che si sono susseguiti nelle riprese. Richard Thorpe girò diverse settimane di materiale, del quale nulla appare nel montaggio finale. La produzione, insoddisfatta del suo lavoro, assoldò George Cukor, che si limitò a dare alcune idee creative senza girare nulla, perché fu ingaggiato come regista di Via col vento. Prese il suo posto Victor Fleming, che girò la maggior parte del film finché non venne incaricato della regia proprio di Via col vento (sostituendo di nuovo Cukor!). La produzione fu portata a termine da King Vidor e dal produttore Mervyn LeRoy.

Fleming si impegnò comunque nel montaggio, che portava avanti di notte mentre di giorno era impegnato sul set di Via col vento. Alla cerimonia degli Oscar del 1940, entrambi i titoli furono candidati come Miglior film dell’anno, ma a vincere la statuetta fu il kolossal con protagonista Rossella O’Hara. A Il mago di Oz andò il premio per la miglior colonna sonora e per la canzone originale Over the rainbow, nell’incantevole interpretazione che diede il via alla carriera di Judy Garland.

Simboli e significati del film

Proprio la canzone Over the Rainbow e la famosa frase “There’s no place like home” (“Nessun posto è come casa”) sono l’emblema di questo film. La prima rappresenta la voglia di crescere, di avventurarsi verso nuovi orizzonti, mentre la seconda, il ritorno a casa che definisce e completa la propria identità. Infatti nel film un tornado trasporta la bambina Dorothy e il suo cagnolino Toto dal “grigio” Kansas, la loro casa, al magico mondo di Oz: colorato (grazie all’allora innovativo Technicolor) e pieno di speranze.

Lì la bambina incontra tre amici: lo Spaventapasseri, il Leone e l’Uomo di latta. Con loro intraprenderà un viaggio verso la realizzazione dei loro desideri: il Leone desidera il coraggio, lo Spaventapasseri un cervello, l’Uomo di latta un cuore, mentre Dorothy vuole tornare a casa. Cercheranno di raggiungere il grande mago di Oz, l’unico in grado di esaudire i loro desideri, ma nel viaggio non mancheranno le difficoltà e le malignità dalla strega cattiva del Ovest.

Il mago di Oz e il suo tempo

Il senso di speranza che si percepisce durante il film riflette il periodo storico in cui è stato prodotto. Gli Stati Uniti cercavano l’uscita dagli anni della Grande Depressione e il cinema, soprattutto il genere musicale, esorcizzava i giorni bui della crisi stravolgendo la realtà e donando un’occasione di distrazione e sollievo. Inevitabili furono quindi le allusioni politiche associate al film, specialmente al New Deal di Roosevelt: il potente mago di Oz dona nuova speranza ai protagonisti e agli abitanti del suo mondo, come si sperava avrebbe fatto il grande programma economico del Presidente.

 

20 anni senza Marcello: La dolce vita al Teatro Fabbri di Vignola

Lo sguardo indiscreto e magnetico, una chioma indenne alle ingiustizie del tempo, un’indimenticabile faccia da schiaffi. Fare un’analisi del personaggio Marcello Mastroianni significa soffermarsi su questi e mille altri dettagli del suo fascino senza tempo, quello di un’icona sempre attuale. Imitato, saccheggiato, frequentemente scimmiottato. Irraggiungibile, insomma.

Esattamente vent’anni dopo la sua scomparsa, avvenuta il 19 dicembre 1996, Fabricanda celebra il mito del bel Marcello riproponendo una delle sue interpretazioni più indimenticabili, quella dell’omonimo protagonista de La dolce vita di Federico Fellini. L’appuntamento è per lunedì 19 dicembre al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

A introdurre la serata un ospite speciale: Vittorio Boarini, docente universitario, ideatore di numerosi festival nazionali di cinema e fondatore nel 1974 della Cineteca comunale di Bologna, poi divenuta Fondazione, per lungo tempo direttore della Fondazione Fellini di Rimini.

Sette episodi che vedono protagonista Marcello Rubini, scrittore nell’animo, ma giornalista scandalistico per mestiere. Le sue giornate trascorrono percorrendo in un lungo e in largo via Veneto, la sede ufficiale della “dolce vita” romana a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, assieme al fotografo Paparazzo (un nome che è diventato la definizione per antonomasia dei fotografi delle star). La trama si sviluppa poi per successive scene sullo sfondo di una Roma incantevole e quasi metafisica, popolata da stelle dei rotocalchi, nobiltà decadente, mondanità ed episodi euforia collettiva. Marcello attraversa tutto questo con cinismo e disincanto.

Infarcito di scene destinate a fare storia, La dolce vita è il film simbolo di un’epoca, il racconto originale e mitico della sua spensieratezza e delle sue inquietudini.

Un sentimento del tempo perfettamente incarnato proprio da Mastroianni: un mix di svagatezza, disinvoltura, disobbedienza ad ogni canone, senso tragico combattuto con un’irraggiungibile capacità di non prendersi troppo sul serio. Uno degli uomini simbolo del nostro tempo.

Rivederlo sul grande schermo è un’emozione da non perdere.

 

L’armata Brancaleone: un film diventato proverbiale (e non per modo di dire!)

Si ride, e tanto, con il secondo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario”, seconda edizione. Perché il film scelto per la proiezione di martedì 6 dicembre alle ore 21 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola è L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.

Un film che giusto quest’anno compie 50 anni e che ancora rappresenta una pietra miliare del filone comico del cinema italiano. Questo sicuramente grazie a Vittorio Gassman, che impersona lo sbruffone e millantatore cavaliere Brancaleone da Norcia, e grazie al contorno di personaggi improbabili che lo accompagnano nelle sue sgangherate avventure (fra i vari attori che appaiono nel film va citato anche il grande Gian Maria Volonté).

Ma la chiave comica del capolavoro di Monicelli sta sicuramente nella sceneggiatura esilarante scritta da Age e Scarpelli, il duo di autori più influenti nel genere della “commedia all’italiana”. I due inventano un Medioevo truculento e grottesco allo stesso tempo e lo arricchiscono di un linguaggio di pura fantasia, ma dall’effetto comico assicurato. Si tratta di un’operazione simile al grammelot, ovvero una lingua che impasta termini di diverse derivazioni. Nel caso di L’armata Brancaleone, le parlate dialettali del Lazio incontrano il latino, dando vita a modi di espressione dissacranti e gustosissime.

Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

E non è tutto: pochi film come questo sono riusciti a far entrare parole e battute nel linguaggio corrente, come espressioni di uso comune o come scherzose citazioni dal film. Su tutte, sicuramente il titolo stesso del film. Oggi, sia in ambito giornalistico sia in ambito colloquiale, “armata Brancaleone” sta a indicare un gruppo di persone male assortito, spesso male in arnese, molto confusionario e disorganizzato e con le idee ben poco chiare. Non tutti i film possono vantare l’ingresso del proprio titolo nei dizionari!

Vi aspettiamo per divertirci assieme con le avventure di questa sgangherata compagnia e festeggiare i 50 anni di uno dei film più divertenti del cinema italiano!

Taxi Driver: il cult di Martin Scorsese 40 anni dopo

New York: il reduce del Vietnam Travis Bickle, ossessionato dalla sporcizia materiale e morale che lo circonda, impegna le sue notti insonni facendo il tassista. In una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine, in bilico sui margini della sanità mentale, incontra due donne per lui diversamente irraggiungibili: la prostituta minorenne Easy (interpretata da una giovanissima Jodie Foster) e la borghese Betsy, che lavora alla campagna presidenziale del senatore Palantine. Il suo già fragile equilibrio crolla, e Travis decide un’azione drastica e violenta che avrà esiti impensati.

A 40 anni dalla prima proiezione Fabricanda presenta la versione restaurata del capolavoro di Martin Scorsese, una pietra miliare del cinema americano, candidato a quattro premi Oscar, Palma d’oro a Cannes come miglior film. Un giovane Robert De Niro in stato di grazia, entrato per sempre nella memoria collettiva con la celebre scena “You talkin’ to me? You talkin’ to me?” davanti allo specchio, tradotta nella versione italiana con la voce dell’indimenticato Ferruccio Amendola. Sceneggiatura di Paul Schrader e ultima colonna sonora di Bernard Herrman, già all’opera in Psycho di Hitchcock.

Dello stato d’animo in cui fu concepito il film racconta lo stesso Scorsese, che compare anche in un cameo (è il cliente che si fa portare in taxi per osservare la moglie che lo tradisce): “La scrittura di questa sceneggiatura è stata un’autoterapia. Stavo attraversando un periodo molto buio. Ero in condizioni disperate. Questo personaggio iniziò a impossessarsi della mia vita. Sentii che dovevo metterlo nero su bianco per non diventare come lui. Vivevo nella mia auto, stavo andando alla deriva. A 26 anni finii in ospedale per un’ulcera sanguinante. In ospedale mi venne in mente questa metafora del taxi, come una bara umana che scorre per le fogne della città, che sembra vivere al centro della società ma in realtà è completamente solo. Alla fine ha funzionato”.

Lo schermo dietro al sipario 2016/17: il programma

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA


Venerdì 25 novembre 2016 – Ore 21.00

Taxi Driver

TAXI DRIVER

di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Jodie Foster, Harvey Keitel
USA, 1976 – 113 minuti, colore

New York e l’America allucinata del post-Vietnam per il capolavoro di Martin Scorsese, con un De Niro leggendario. Il dramma della solitudine del veterano Travis Bickle, tassista per combattere l’insonnia, e la sua violenta disillusione sono il tema di un film che, quarant’anni dopo, ancora stupisce per il racconto duro e vivido. Una pietra miliare degli anni Settanta, proposta in una versione restaurata che ne restituisce tutta la forza dirompente.



Martedì 6 dicembre 2016 – Ore 21.00

L'armata Brancaleone

L’ARMATA BRANCALEONE

di Mario Monicelli. con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté
ITA/FRA/SPA, 1966 – 120 minuti, colore

A cinquant’anni dall’uscita, la geniale collisione di colto e popolare, di commedia e farsa voluta da Monicelli e dai fidati Age e Scarpelli – con un Gassman mattatore sopra le righe – continua a risultare irresistibile. Un Medioevo inventato, come inventata e travolgente è la lingua parlata dai personaggi, per una parodia del genere cavalleresco e dei film in costume con protagonista una pazza, indimenticabile combriccola.



Lunedì 19 dicembre 2016 – Ore 21.00

La dolce vita

LA DOLCE VITA

di Federico Fellini, con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée
ITA/FRA, 1960 – 173 minuti, b/n

Fellini punta l’obiettivo sulla mondanità della rinomata via Veneto, attraversata in cerca di scoop da Marcello, scrittore nell’animo, giornalista scandalistico per lavoro. Film di episodi dove il filo conduttore sono una Città Eterna quasi metafisica e il presagio della fine di un’epoca, perfettamente impersonato da un indolente Mastroianni – del quale ricorrono i vent’anni dalla scomparsa.

Introduce la serata Vittorio Boarini, Fondatore della Cineteca di Bologna.



Domenica 8 gennaio 2017 – Ore 16.00

Il mago di Oz

IL MAGO DI OZ

di Victor Fleming, con Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger
USA, 1939 – 101 minuti, colore

Un pomeriggio speciale dedicato alle famiglie per godersi nella nuovissima versione restaurata il capolavoro del cinema fantastico tratto dal romanzo di Frank L. Baum. Le avventure di Dorothy e del suo cagnolino Totò in una storica produzione hollywoodiana entrata nell’immaginario collettivo grazie anche alle doti canore di Judy Garland, interprete della famosissima Over the Rainbow. Un intramontabile sogno di celluloide per generazioni di spettatori.



Mercoledì 25 gennaio 2017 – Ore 21.00

L'armata Brancaleone

L’UOMO CHE CADDE SULLA TERRA

di Nicolas Roeg, con Rip Torn, David Bowie, Buck Henry
GB, 1976 – 118 minuti, colore

A un anno dalla scomparsa (e a 70 dalla nascita), David Bowie risplende in questo film visionario, tra fantascienza, analisi dell’animo umano e profezia ecologista. Un extraterrestre raggiunge la Terra dal suo pianeta morente per la siccità. Assume le sembianze di un ricco businessman, per costruire un’astronave che porti acqua al suo mondo d’origine. Non ha però fatto i conti con gli uomini e la loro paura del diverso e dell’ignoto.



Mercoledì 15 febbraio 2017 – Ore 21.00

Charlie Chaplin e Buster Keaton

CHAPLIN VS. KEATON

Proiezione di Il monello di e con Charles Chaplin (USA, 1921 – 60 minuti, b/n) e Sherlock Jr. di e con Buster Keaton (USA, 1925 – 45 minuti, b/n)

Due classici della storia del cinema in una sola serata. Il celeberrimo Il monello (nella versione restaurata della Cineteca di Bologna), commovente capolavoro di Chaplin, accoppiato all’incredibile Sherlock Jr. (restaurato dalla Cineteca di Bologna e Cohen Film Collection) con Keaton nei panni di un detective che sogna di entrare e uscire dallo schermo cinematografico. Chaplin contro Keaton: chi vincerà per gli spettatori di oggi?



Giovedì 9 marzo 2017 – Ore 21.00

Gli uccelli

GLI UCCELLI

di Alfred Hitchcock, con Jessica Tandy, Rod Taylor, Suzanne Pleshette
USA, 1963 – 120 minuti, colore

Un incubo maniacalmente costruito dal genio dei meccanismi cinematografici Alfred Hitchcock. La tranquilla Bodega Bay è sconvolta dagli attacchi improvvisi e violenti di stormi di uccelli, mossi da un’inspiegabile follia. È su questo sfondo ad alta tensione che tenta di sbocciare l’amore fra Mitch e Melanie; ma quando la forza della natura si allea con un contesto sociale fatto di ossessioni e gelosie, tutto si complica terribilmente.



Martedì 21 marzo 2017 – Ore 21.00

Io e Annie

IO E ANNIE

di Woody Allen, con Woody Allen, Diane Keaton, Paul Simon
USA, 1977 – 94 minuti, colore

Il comico Alvy Singer – uno dei più riusciti autoritratti per macchina da presa di Allen – ragguaglia gli spettatori con le sue riflessioni esistenziali, a partire dal naufragato amore con la deliziosa Annie. Una storia di due diverse solitudini che sembrano, almeno per un po’, trovare una felicità raccontata per frammenti irresistibili, ironici, malinconici. Quarant’anni dopo, una commedia che continua a segnare l’immaginario collettivo.

Biglietti e abbonamenti alla portata di tutti

Prezzi piccoli per grandi pellicole della storia del cinema. L’ingresso alle proiezioni della rassegna “Lo schermo dietro al sipario”  costa solo € 5,00 (biglietto unico). I tagliandi si possono acquistare negli orari di apertura del Teatro Ermanno Fabbri di Vignola (martedì, giovedì e sabato dalle 10:30 alle 14:00) e mezz’ora prima di ogni spettacolo.

L’acquisto di biglietti e abbonamenti non comporta l’assegnazione del posto numerato. Questo il listino prezzi per la rassegna:

Posto unico: € 5,00

Carnet Quattro Pellicole a scelta: € 18,00

Abbonamento Otto Pellicole: € 35,00

Abbonamento Otto Pellicole a Teatro (riservato agli abbonati della stagione teatrale 2016/17): € 30,00

Capolavori della storia del cinema da gustare sul grande schermo, con proiezioni in digitale di alta qualità, a costi contenuti.