Charlie Chaplin Tempi moderni

Quattro curiosità da sapere su Tempi moderni

Il 2 dicembre al Teatro Ermanno Fabbri avete un appuntamento con la Storia. Sì, perché il film che abbiamo scelto per il terzo appuntamento della rassegna “Lo schermo dietro al sipario” è niente meno che Tempi moderni di Charlie Chaplin. Praticamente un monumento su celluloide, uno dei film più noti di sempre i cui fotogrammi sono stampati nell’immaginario collettivo.

La proiezione inizierà come sempre dalle ore 21:00 (e dalle ore 20:00 sarà sempre possibile partecipare alle visite guidate al Museo del Cinema Antonio Marmi a cura di Etcetera), ma stavolta ci sarà un momento speciale per i nostri sostenitori: prima di Tempi moderni verranno proiettati due cortometraggi di Chaplin, The immigrant e Easy street, sonorizzati dal vivo al pianoforte da Daniele Furlati. Una serata davvero imperdibile!

Di un classico come Tempi moderni sembra non esserci più molto da dire. E invece, grazie al restauro operato dalla Cineteca di Bologna sul film, sono emersi diversi dettagli inediti di sicuro interesse, sia per i cinefili incalliti che per i semplici appassionati. Vediamo quattro curiosità da sapere sul capolavoro di Charlie Chaplin.

Tempi moderni è il commiato di Charlot

Charlie Chaplin Tempi moderni

L’ultimo saluto, che avviene con una delle più note e commoventi sequenze della storia del cinema, rimane impressa anche a ottant’anni di distanza. Charlot, il vagabondo cui Chaplin ha dato corpo e viso in numerosi corto, medio e lungometraggi, esce di scena definitivamente proprio con Tempi moderni. Del resto, essendo diventato uno dei personaggi cardine del cinema muto, difficilmente poteva sopravvivere all’era del sonoro, iniziata qualche anno prima del 1936 nel quale Chaplin pubblica questo suo capolavoro.

Tempi moderni nasce come film parlato

Charlie Chaplin Tempi moderni

Chaplin, stella del cinema muto, sperimentò moltissimo con gli effetti sonori, integrandoli al commento musicale. Tempi moderni è il film dell’invenzione musicale, sonora e vocale per eccellenza. Alla ricchezza della partitura orchestrale si uniscono effetti sonori ingegnosi e voci filtrate da altoparlanti, grammofoni e radio: una serie di intuizioni molto originali.
Chaplin aveva però accarezzato l’idea di realizzare Tempi moderni come un film parlato. Furono effettuati test per il sonoro e scritti dialoghi per quasi tutte le scene. Ma dopo aver girato molto materiale, Chaplin non era evidentemente soddisfatto del risultato.  Non è ancora venuto il momento di abbracciare questa novità: Charlot nasce muto e deve terminare la sua parabola nel mondo che lo ha generato.

Chaplin aveva girato un finale alternativo (ma preferiamo l’originale!)

Charlie Chaplin Tempi moderni

La scena finale di Tempi moderni, quella in cui Charlot e la Monella si allontanano verso l’orizzonte, è tra le più famose della storia del cinema. Non tutti sanno però che questo finale non era il primo girato da Chaplin. In una prima versione l’operaio Charlot, uscito di prigione,  scopre che la Monella, frustrata e sconfitta dagli eventi, ha deciso di prendere i voti. Un finale sicuramente ricco di pathos che però, diciamocelo, non regge però il confronto con quello definitivo. Chaplin decise che, nell’accomiatarsi per sempre dal pubblico, Charlot non dovesse più essere solo nei suoi vagabondaggi.

La partitura delle musiche è stata composta da Chaplin stesso

Charlie Chaplin Tempi moderni

Artista poliedrico e perfezionista, Chaplin scrisse persino le ricchissime partiture musicali che accompagnano il film per tutta la sua durata (83 minuti di musica!). Successivamente, Chaplin avrebbe sempre composto le partiture per i suoi film, ma quella per Tempi moderni fu davvero l’apice della sua carriera di compositore. Chaplin volle seguire di persona le lunghissime sessioni di registrazione con un’imponente orchestra sinfonica di 64 elementi.

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